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Quando gli occhi ti portano lontano sorridi! Il progetto albini in mostra a Milano!

Quando gli occhi ti portano lontano sorridi!” è il titolo della fotografia scattata dalla nostra Rosa e che ha vinto il secondo premio di Apriamo gli occhi. Dal buio alla luce è il concorso fotografico, giunto nel 2013 alla terza edizione promosso da CBM ONLUS per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della prevenzione e cura della cecità nei paesi del sud del mondo.
“Questa foto l’ho stata scattata a luglio di quest’anno durante la seconda fase del Progetto Albini, che ho avuto la fortuna di poter vivere personalmente”, dice Rosa. “Accompagnando gli albini del distretto di Kilolo alle visite dermatologiche e oculistiche ho goduto anche della gioia di questa donna albina che sorride subito dopo aver indossato gli occhiali”
La foto di Rosa sara’ esposta a Milano, al Teatro Dal verme, all’interno della mostra “Apriamo gli occhi”, dal 10 al 30 ottobre.
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Progetto albini: le creme, il dottor Luvanda e Laurentina

In questi ultimi giorni ci siamo dedicati alle persone affette da albinismo provenienti dalla zona di Ilula. Anche stavolta ne abbiamo incontrate di persone, ma ciò che ci ha colpito […]

In questi ultimi giorni ci siamo dedicati alle persone affette da albinismo provenienti dalla zona di Ilula.

Anche stavolta ne abbiamo incontrate di persone, ma ciò che ci ha colpito è la passione dei professionisti che abbiamo incontrato in questo percorso. Il Dottor Luvanda, lo specialista dermatologo che lavora all’ospedale di Iringa. Anche questo lunedì, ultimate le visite ha tenuto un breve incontro con gli albini. E’ stato divertente vederlo spalmarsi la crema solare sulle braccia e sulla faccia: dimostrazione pratica di come usare uno strumento di estrema protezione per la pelle bianca di questi neri.

Fortunatamente le creme ci erano state donate pochi giorni prima dalla suora Laurentina Bukombe che lavora all’ospedale di Mtandika. Anche lei specialista in dermatologia è rimasta entusiasta del lavoro che stavamo portando avanti e con piacere ci ha regalato trenta creme protettive.

Kazi njema – Buon lavoro!

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Progetto albini: la visita oculistica a Iringa

Continua il nostro progetto in favore delle persone albine nei villaggi di Kilolo. Questa volta siamo andati a fare una visita oculistica. Non facile organizzare il tutto: determinante è stato […]

Continua il nostro progetto in favore delle persone albine nei villaggi di Kilolo. Questa volta siamo andati a fare una visita oculistica. Non facile organizzare il tutto: determinante è stato l’aiuto dell’ufficio del “social welfare” che ha contatto i watendaji (sindaci) dei villaggi chiedendo di avvisare i loro cittadini albini circa la possibilità che veniva loro offerta.
Durante questi due primi giorni non abbiamo solo incontrato persone ma STORIE come ad esempio quella di Enok, il bambino albino di 8 anni. Nel viaggio da Kilolo a Iringa (circa 40 km di strada sterrata) il papà di Enok ci ha raccontato di essere partiti in piena notte dal loro piccolo villaggio e dopo aver camminato per circa due ore hanno raggiunto il punto in cui prendere l’autobus e da lì ancora due ore di viaggio per arrivare a Kilolo dove, come se non bastasse,  ci hanno atteso per circa tre ore.
O ancora Julius, un ragazzo albino di 23 anni al quale non  era arrivata la notizia e che siamo andati a prendere direttamente  a casa; fortunatamente il suo villaggio non era molto distante da Kilolo.
E ancora Rachel, la ragazza albina di Pomerini che è da poco tornata da Dar Es Salaam dove ha frequentato un corso di cucito, specializzandosi nella creazione di batik.  Il suo desiderio ora è di comprare una macchina da cucire e l’essenziale per iniziare a lavorare. Speriamo almeno il nuovo paio di occhiali possano facilitarle il lavoro.
Durante questi due giorni quello che è stato garantito loro è stato il trasporto fino in città, la visita oculistica dal dott. Mihale e un paio di occhiali da vista specifici per le loro necessità. La maggior parte di loro non aveva mai fatto una visita oculistica o comunque non
poteva permettersi un paio di occhiali da vista.
Questo è solo l’inizio! La settimana prossima è la volta delle visite dermatologiche presso l’ospedale di Iringa e poi ripetere lo stesso
con gli albini della zona di Ilula.

Chiediamo pertanto l’aiuto di specialisti in oculistica o ortottica che, insieme alla nostra associazione, vogliano aderire al nostro progetto e partecipare alla cura della popolazione albina nei villaggi dell’altopiano.Per informazioni e adesioni info@tulime.org

Ecco la fotogallery:

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Progetto Albini: 350 paia di occhiali da Raccolta occhiali

All’interno del nostro progetto albini, grazie alla collaborazione con il  Centro Italiano Lions raccolta occhiali (www.raccoltaocchiali.org), Tulime  è riuscita ad ottenere 350 paia di occhiali da sole per i nostri […]

All’interno del nostro progetto albini, grazie alla collaborazione con il  Centro Italiano Lions raccolta occhiali (www.raccoltaocchiali.org), Tulime  è riuscita ad ottenere 350 paia di occhiali da sole per i nostri amici tanzaniani affetti da albinismo. Un GRAZIE da tutti noi

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Una cena per il progetto albini: 25 maggio, Biobistrot Fre schette

Vi aspettiamo il 25 maggio, dalle ore 20, presso il biobistrot Freschette, per una cena biologica in favore del progetto albini  in Tanzania. Saremo in piazza Monteleone (dietro alle poste Centrali di Palermo): prenotatevi entro il 24 maggio  chiamando 091.9820727 e 393.2430440 (affrettatevi perchè i posti non sono tantissimi). Nel corso della serata tante fotografie e tanti oggetti dell’artigianato tanzaniano.

Costi: 20€ ed è composta da un abbondante piatto biologico, un bicchiere di vino rosso o bianco bio e un dolce.

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Progetto albini – report 2012

[click here for english version] L’albinismo è un’anomalia congenita che si manifesta nell’uomo con una depigmentazione della pelle, dei capelli, dell’iride e quindi con una scarsa tolleranza alle radiazioni solari. In Occidente è un problema abbastanza arginato grazie al progresso economico che consente agli albini di poter sottoporsi ad una visita oculistica e dermatologica, e al progresso tecnologico che consente loro di usufruire di strumenti quali occhiali, lenti a contatto, creme solari e copricapi adatti.

In Africa c’è una presenza significativa di albini ed, al contrario che in Occidente, un più complesso o addirittura impossibile accesso alle cure mediche e all’acquisto di beni necessari a tamponare i problemi causati da questa malattia.

Il primo report – Settembre 2012

Che cosa vuol dire essere persone affette da albinismo in Tanzania? Quali sono i problemi che tali persone affrontano giornalmente all’interno della comunità dove vivono? Di quali interventi socio-sanitari tali uomini, donne e bambini necessitano per migliorare la loro condizione di vita? Questi interrogativi e altre suggestioni, riguardanti l’albinismo in Africa, hanno spinto Tulime ad implementare un progetto per aiutare le persone con albinismo che vivono nei quasi cento villaggi disseminati all’interno del distretto di Kilolo.

A distanza di due settimane dall’inizio dell’indagine, possiamo affermare di possedere alcune testimonianze reali di quei problemi che all’inizio erano solo semplici supposizioni. Dopo aver incontrato i rappresentati dell’AFEA (Albinism Foundation of East Africa) a Dar es Salam e aver constatato che, nonostante gli innumerevoli sforzi fatti dai membri di questa organizzazione, non ci sono dati ufficiali in merito alla consistenza numerica delle persone con albinismo che vivono nel distretto di Kilolo e, soprattutto, che l’AFEA non possiede le risorse economiche necessarie per risolvere i problemi socio sanitari che affliggono tali persone, ci siamo ancor più convinti della concreta necessità della nostra indagine.

Obiettivo principale del presente progetto è alleviare le sofferenze delle persone con albinismo che vivono nel distretto di Kilolo attraverso la distribuzione di occhiali da sole graduati e foto sintetici, di  cappelli a tese larghe e di creme solari che proteggano dai taglienti raggi del sole africano.

La nostra perlustrazione ha avuto inizio dal villaggio di Magome. Seguendo il suggerimento del rappresentante dell’AFEA del distretto di Kilolo, incontrato nella sede provinciale omonima del distretto, ci siamo diretti a Magome. Tra le abitazioni di mattoni con i tetti in paglia e in lamiera abbiamo incontrato un uomo affetto da albinismo sulla cui pelle erano evidenti i segni del cocente sole africano. Quello che i nostri occhi hanno visto è andato molto oltre le nostre attese. Questo contadino di Magome, padre di sei bambini e costretto giornalmente a recarsi nei campi per sfamare la sua famiglia, presentava un’enorme superficie cancerosa all’altezza dell’orecchio destro che si estendeva per tutta la parte destra del capo. La prolungata e continua esposizione al sole è la causa principale di questa formazione cancerosa che, per come si è mostrata ai nostri occhi, richiede  un intervento rapido. Dopo aver vagliato tutte le possibili proposte di azione, abbiamo deciso di trasportare l’uomo al centro di salute di Mtandika, gestito dalle suore teresine. Una volta giunti nel piccolo villaggio, la ferita cancerosa che sfregiava la parte laterale del viso dell’uomo è stata prontamente medicata e abbiamo fatto in modo che fossero avviate le pratiche per un futuro intervento chirurgico nel reparto dermatologico dell’ospedale di Moshi, nella regione del Kilimanjaro.

La tappa successiva del nostro intervento a favore delle persone con albinismo ci ha portato a incontrare una bambina, a Kidabaga, e due fratelli, a Ilamba. I problemi che maggiormente attanagliano le loro esistenze sono: difficoltà di vista, mancanza di mezzi per la protezione della loro pelle, una marcata marginalizzazione sociale, soprattutto operata da quegli agenti sociali, esterni ai legami di parentele ed estranei a qualsiasi tipo di relazioni di amicizia o vicinato, e, in ultimo, problemi di carattere economico, dovuti a un mancato inserimento nel già precario mondo del lavoro tanzaniano.

L’azione umanitaria promossa da Tulime, in seguito, ha avuto luogo rispettivamente nei villaggi di: Lukani, Kitowo, Mtitu ed Utengule. Ciò che è apparso da subito evidente è, oltre ai già citati problemi sociali, sanitari ed economici, la mancanza di conoscenza, da un lato, di cosa sia l’albinismo e, dall’altro, di quali siano le necessarie accortezze per prevenire danni alla salute.

Il Progetto Albini è stato attivato a partire dal 28 agosto 2012 dall’Associazione Di Cooperanti Tulime ONLUS in collaborazione con il partner locale Mawaki, grazie alla collaborazione con Giulia Tamaro e Giorgio Brocco, a Rosa Pellegrino di Albinismo.it, al consulente medico di Tulime Dott. Alessandro Jodice e grazie al supporto economico fornito dalla Fondazione Nando Peretti e da GoodIdeas

 

Per chi vuole saperne di più può scaricare da qui la scheda progettuale rapporto2012.

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Mani e pensiero per lo sviluppo: il nuovo progetto finanziato dalla Chiesa Valdese

“Mikono na Fikira ya Maendeleo” (MI.FI.MA): è questo il titolo del nuovo progetto di Tulime Onlus finanziato dalla Chiesa Valdese. Le attività avranno inizio a gennaio 2016. Il progetto ha […]

“Mikono na Fikira ya Maendeleo” (MI.FI.MA): è questo il titolo del nuovo progetto di Tulime Onlus finanziato dalla Chiesa Valdese. Le attività avranno inizio a gennaio 2016.

Il progetto ha l’obiettivo di contribuire alla sicurezza economica e all’integrazione sociale di soggetti vulnerabili a basso reddito quali portatori di disabilità e persone affette da albinismo che abitano i villaggi del Distretto di Kilolo, regione di Iringa (Tanzania, Africa). I soggetti sono già beneficiari di altri interventi previsti dal progetto “No more Discrimination against People with Albinism” e il progetto “Tutto è possibile”.

Le attività progettuali mirano a favorire l’accesso a formazione e credito e alla creazione del Centro Mi.Fi.Ma che mira a divenire luogo di erogazione di servizi altamente accessibile dai beneficiari dei progetti e dalla comunità locale. La creazione del Centro diventa il fulcro della strategia d’intervento, nella consapevolezza che uno sviluppo vero sia possibile tramite il contributo di tutti i componenti della comunità locale, ognuno con le proprie competenze. Esso sarà attivato presso una struttura già esistente e che al momento, sotto il nome di “Casa Tulime” è sede dei volontari e dei cooperanti dell’associazione.

La logica è quella della Cooperazione di Comunità che mira a creare relazioni stabili e rispettose nei confronti della comunità locale, mirando ad un mutuo sviluppo e alla conoscenza reciproca di rispettivi bisogni e obiettivi. Altra strategia è quella della “messa a rete dei progetti”. Il Progetto “Mani d’Africa” (sulla rivalorizzazione dell’artigianato tanzaniano tramite mercato solidale), il Progetto “Baiskeli” (legato al cicloturismo e al turismo consapevole), il Progetto “Distretto Frutticolo” (progetto per lo sviluppo agricolo), il Progetto “No more Discrimination against People with Albinism” e il progetto “Tutto è Possibile” (a favore dei disabili mentali del villaggio di Pomerini) sono i progetti che si incontrano e che rendono la loro sincronicità e la loro complementarità il punto di forza del progetto Mi.fi.ma per far sì che le azioni non siano mai isolate le una dalle altre, nella consapevolezza che parlare di “sviluppo” mette in gioco varianti numerose che non possono essere considerate all’infuori della loro interdipendenza.

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Mwalimu project: un nuovo progetto per la regione di Iringa

LOGO Mawalimu (1)

In continuità con il progetto “Borse di Studio”, nasce “Mwalimu”, che permette di dare continuità all’erogazione di borse di studio a vantaggio di soggetti economicamente svantaggiati e che soffrono di emarginazione sociale e difficoltà nell’accedere agli studi.
I beneficiari sono giovani studenti dei 11 villaggi tanzaniani con cui l’associazione coopera.
Si presenta come un progetto “a lungo termine”, trasversale agli interventi che Tulime Onlus porta avanti sull’altopiano di Iringa. L’esperienza pregressa, le numerose richieste, nuove consapevolezze scaturite da analisi del contesto sociale e culturale, hanno portato l’associazione a perseguire l’impegno nel creare un legame tra la sua progettualità in vari ambiti (promozione dell’artigianato, albinismo e disabilità, etc.), i soggetti che ne sono beneficiari diretti o collaboratori e le richieste di sostegno per iniziare o continuare un percorso di studi che sia, per quanto possibile, coerente con il progetto all’interno del quale i beneficiari delle borse di studio sono inseriti.

Ecco tutte le info:

link: https://www.scribd.com/doc/262572425/Progetto-Mwalimu

Scarica da progetto-mwalimu.pdf (168 download ) la scheda del progetto.

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No More Discrimination Against People with Albinism: un reportage fotografico

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La fotografia è una straordinaria macchina da scrivere composta da immagini invece che da lettere, in grado di far sorgere interrogativi sulla vita, mostrare esperienze e vivificare squarci di realtà a noi lontane, forse ancora del tutto sconosciute.
E così Federico Roscioli, un cooperante di Tulime che fa della fotografia la sua arte migliore, ci fa confrontare con un mondo lontano, spesso dimenticato, di cui forse, senza il suo contributo, non avremmo mai conosciuto così a fondo.
Le immagini raccontano una realtà diversa da quella dei “safari” e degli itinerari turistici. Durante la sua permanenza in Tanzania, Federico ha potuto, con l’aiuto di altri cooperanti già presenti, documentare le condizioni di vita della persone affette da albinismo che vivono nel distretto di Kilolo, Regione di Iringa.
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Albinismo è una parola derivante dal latino albus che significa “bianco”: si tratta di un’anomalia genetica che fenotipicamente si presenta attraverso la completa o parziale carenza di pigmentazione melaninica nella pelle, nell’iride e nella coroide, nei peli e nei capelli.
Tulime Onlus è impegnata dal 2012 nel progetto No More Discrimination Against People with Albinism (NMDAPA) a favore della popolazione con albinismo presente in Tanzania, in particolare nel distretto di Kilolo, nella regione di iringa. Uno degli obiettivi del progetto è quello di incentivare la conoscenza circa la condizione degli albini in Tanzania, sia in loco che in Italia, per promuovere, da una parte, l’inserimento di questi individui all’interno del tessuto sociale tanzaniano, anche attraverso l’accesso all’assistenza medica, e, dall’altra, incrementare a una maggiore consapevolezza sul tema all’interno della popolazione locale e nazionale. Sono in corso incontri e campagne di sensibilizzazione proprio sull’argomento. Inoltre sono già stati raccolti e si stanno fornendo occhiali da sole, cappelli e creme solari a chi è affetto da questa patologia.
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Ecco che le immagini di Federico si trasformano in piccoli ed intensi racconti, sono una raccolta di storie di vita, ricche di gioia e speranza, ma al contempo anche cariche di violenza.

Ci auguriamo che queste fotografie siano uno degli strumenti per dar voce ad una realtà che, ad oggi, voce non ha e che siano in grado di far conoscere e, perché no, anche affezionarsi al nostro progetto No More Discrimination Against People with Albinism in cui tanto crediamo.
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Chi è Federico Roscioli e perché la fotografia?
Chi è Federico Roscioli non lo so nemmeno io. Mi ritengo una persona curiosa e con molti interessi. Fondamentalmente è la curiosità che mi motiva. Nella fotografia ci sono nato, mio padre è un fotografo di matrimoni a Roma, quindi ho sempre avuto un rapporto con la fotografia e con la macchina fotografica. In realtà non ho mai preso in considerazione l’idea che la fotografia potesse diventare la mia professione, sia perché sarei stato in competizione con mio padre, sia perché non sono mai stato interessato alle feste o ai matrimoni. Nel 2011/2012 ho fatto uno stage sulla post-produzione fotografica con Claudio Palmisano al 10b Photography, studio di Francesco Zizola.
Arrivavano immagini di Yuri Kozirev della primavera araba, di James Natchway sullo tsunami in Giappone. Mi sono detto: “Io voglio fare questo nella vita!”.
Ed eccomi qui, ci provo.

Come hai conosciuto Tulime Onlus?
Ho conosciuto Tulime Onlus tramite i racconti di Rosa, una cooperante Tulimiana che da tanti anni collabora attivamente seguendo i progetti in corso. Rosa mi raccontava di Tulime, del suo approccio alla cooperazione di comunità, dei suoi viaggi e dei progetti che vengono portati avanti con l’aiuto dei volontari e delle comunità dei villaggi adottati.
Grazie alle sue parole e ai suoi racconti sentiti ed emozionanti, mi sono avvicinato, con la curiosità che mi contraddistingue, a Tulime Onlus ed ho scoperto di aver trovato una realtà interessante con la quale condividere non solo valori e principi, ma anche la possibilità di poter svolgere, come cercavo da tempo, un’esperienza in un paese Terzo.

L’Africa Subsahariana è una terra meravigliosa, così come la sua gente. Purtroppo però fanno spesso notizia le problematiche che la affliggono: fame, approvvigionamento dell’acqua potabile, mancanza di un sistema socio sanitario adeguato, … Pochi conoscono invece l’albinismo, le situazioni in cui vivono le persone affette da questa malattia e che, proprio in Tanzania, questa patologia è molto diffusa. Tulime Onlus è una delle poche associazioni che si occupa di questa realtà con il progetto No more Discrimination against Albinos avviato nel 2012 a favore della popolazione albina presente in Tanzania, in particolare nel distretto di Kilolo. Anche le istituzioni sembrano non interessarsi. Conoscevi già il problema? Perché hai scelto di trattare proprio questo tema?
Mi ero informato sui progetti che Tulime Onlus aveva attivi e subito è nato il mio interesse. È una tematica di cui avevo visto delle foto e che conoscevo solo in parte. Molte delle sfaccettature di questa realtà le ho scoperte solo dopo essere stato in Tanzania.
Ho provato a documentarmi ed è stato un argomento che mi ha tirato dentro da sé.
Ritengo che sia una situazione di violazione dei diritti umani gravissima soprattutto per uno stato “benestante” come la Tanzania e anche molto turistico (basta pensare a Zanzibar, al Kilimanjaro e ai parchi nazionali), quindi particolarmente esposto alla cultura occidentale.

L’Africa è un continente pieno di colori e profumi. In questo servizio fotografico non ci sono né colori né profumi. Le tue foto sono tutte in bianco e nero. E’ una scelta importante di fronte ad una malattia che vede nel colore della pelle la sua prima manifestazione. Come mai questa scelta?
Ho pensato questo lavoro in bianco e nero fin dall’inizio.
Un po’ perché è effettivamente una questione di pelle bianca e di pelle nera, un po’ perché la vera foto, quella senza tempo, quella che regala più emozioni, è in bianco e nero.
I colori, a volte, possono distrarre e io volevo che il messaggio fosse diretto.

Non c’è un unico soggetto protagonista e vengono rappresentate scene del vivere delle persone con albinismo completamente diverse, così come diversi sono i luoghi del loro abitare e del vivere quotidiano. Ci sono due tipi di foto: foto piene di gente e foto che invece inquadrano una sola persona, in primo piano o semplicemente perché sono dei ritratti. In queste due dimensioni sembra ci sia però un’unità molto forte. Qual è dunque la giusta lettura delle tue foto?
Il progetto nel suo insieme vuole rappresentare uno spaccato il più possibile completo della “questione albinismo” in Tanzania.
Il panorama è così ampio che necessariamente doveva comprendere più persone e zone del paese. Nonostante ciò, credo che tutte queste vite siano connesse dalla discriminazione e la totale assenza di prospettive future che ci si trovi nel centro governativo di Shinyanga o a Dar Es Salaam.

Le fotografie testimoniano una realtà che di solito si nega, una realtà di fronte alla quale molti vorrebbero voltare le spalle, come se non ci fosse … Questo reportage, se di reportage si tratta, ha un carattere di denuncia?
Ti rispondo con una citazione:
“Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia; il resto è propaganda.
Il suo compito è additare ciò che è nascosto, dare testimonianza e, pertanto, essere molesto.” (Horacio Verbitsky)

Gli scatti rapiscono volti e i luoghi in cui vivono le persone con albinismo, nel tentativo di rappresentare quella che è la loro condizione e i rapporti con le loro comunità. Ogni scatto racconta una storia. Che tipo di rapporto hai avuto con i protagonisti delle tue fotografie?
Il rapporto tra persone è dato dalle aspettative di entrambi.
Per questo io ci tengo a spiegare ai soggetti perché sono lì e cosa vorrei fare, quindi chiedo il permesso di scattare e poi magari scatto la prima foto dopo mezz’ora.
Nel frattempo si chiacchiera, per quanto possibile con un interprete di mezzo.
Ho percepito sempre speranza e comprensione nei miei confronti.

Quanto c’è di casuale in queste foto e quanto di preparato? C’è un accordo tra te e il soggetto, nel senso che tu sei al servizio del soggetto oppure aspetti il soggetto e poi scatti?
Nulla è casuale e nulla è preparato.
La foto c’è sempre, bisogna solo andarsela a cercare, muoversi, guardare ed aspettare, non faccio altro.

Le fotografie che vedono protagonisti persone con albinismo sono il risultato di una serie di incontri che si sono tenuti con loro. La macchina fotografica a volte può risultare “ingombrante”, vista come una barriera tra il fotografo e il soggetto che può sentirsi a disagio o spaventato. In Africa, soprattutto una realtà come questa richiede sicuramente una certa sensibilità nell’affrontare e superare alcune barriere culturali e fisiche che si possono presentare durante l’incontro di comunità diverse.
Quanto è stato, se è stato, difficile per te vedere e raccontare questa realtà?
Per me la macchina fotografica viene dopo. C’è, ce l’ho in spalla, ma posso anche non usarla, è più importante che chi mi sta davanti sia a suo agio. Oltre alla macchina fotografica, risultata a volte una barriera, c’era anche il mio colore della pelle, bianca, e quello dei miei capelli, il biondo a farmi distinguere in Africa.
Le difficoltà però sono state principalmente logistiche, ma si supera tutto.

La prima volta in Africa. La prima volta con Tulime Onlus. Questo come ha contribuito alla definizione del tuo lavoro?
Tulime Onlus mi ha dato un aiuto enorme per ambientarmi, per sapere come muovermi, per capire dov’ero. Non avrei potuto fare lo stesso da solo.
Nel villaggio di Pomerini, dove sono stato ospite a casa Tulime, è stato come essere in viaggio con gli amici, in un’atmosfera sempre serena e cordiale.

Pre Africa – Post Africa. Qualcosa è cambiato in Federico?
Si, la voglia di ripartire, anche se per una nuova meta.

Di albinismo se ne parla ancora troppo poco. La fotografia può davvero aiutare il mondo a capire realtà ancora semi sconosciute come questa? Pensi che, come fotografo, sia una tua responsabilità fornirne un’interpretazione?
Le fotografie pubblicate sui più importanti giornali del mondo hanno mosso le coscienze degli americani portando alla fine della Guerra in Vietnam.
Il fotogiornalista può anche fare un lavoro impeccabile (e al momento attuale ha tutti gli strumenti a disposizione per farlo), ma se i mass media non forniscono al pubblico un’informazione completa è tutto vanificato.

Esiste un rapporto direttamente o inversamente proporzionale tra l’informazione che la fotografia ci vuole regalare e il pathos che vuole suscitare. Siamo abituati ormai a visioni pietistiche di determinati difficili argomenti e si rimane sempre più colpiti da fotografie o immagini che ci suscitano un forte e veloce impatto emotivo, ma che nel loro essere sono effimere. Esistono quindi foto dall’effetto WoW e invece i racconti di immagini. L’incontro tra informazione ed emozione e il loro equilibrio rendono diverse le fotografie.
Cosa ne pensi, anche rispetto al tuo lavoro?
Io non sono mai soddisfatto delle mie foto, quindi non posso riferirmi ad esso.
In generale più informazioni sono presenti in una foto e più la foto è interessante e ci fa soffermare sull’argomento.
L’informazione non deve essere unilaterale, ma coinvolgere e lasciarci qualcosa dentro, che si tratta di un dato statistico, di un’immagine o di un’emozione.

E’ la società dell’immagine, bombardata da immagini. Esistono molti canali di diffusione. Ad esempio tu hai scelto il Washington Post. Qual è il tuo criterio di scelta?
Io non ho scelto il Washington Post, ma il Washington Post ha scelto me.
Ogni mio lavoro viene proposto a tutti i contatti che ho.
Per questo progetto in particolare ho ricevuto risposte molto positive dalle testate estere, anche se la maggior parte aveva già trattato l’argomento, ma solo il Washington Post è stato interessato a pubblicare le foto.
Per l’Italia invece vale un discorso a parte perché non c’è proprio interesse degli editori al riguardo.

Tutte le fotografie si possono visionare sul sito: http://www.washingtonpost.com/news/in-sight/wp/2014/10/06/persons-with-albinism/ e sul sito personale di Federico: http://www.federicoroscioli.com/Persons-With-Albinism

Francesca Maria Pozzi

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Awareness Raising Campaign: una campagna attiva di sensibilizzazione su albinismo e disabilità


Awareness Raising Campaign: una campagna attiva di sensibilizzazione su albinismo e disabilità
Dal 20 fino alla fine del mese di Gennaio, i ragazzi dello SVE sono impegnati a portare avanti diverse iniziative sul territorio di Pomerini. Si tratta di una campagna di sensibilizzazione su albinismo e disabilità, che ha visto il suo nascere ed i suoi primi preparativi nel dicembre scorso.

Casa Tulime – Preparazione della campagna “Awareness Raising su albinismo e disabilità”.


In particolare questa settimana e la prossima i nostri ragazzi saranno alle scuole secondarie di Ukumbi e Pomerini e alle primarie di Ukumbi, Pomerini, Msengela, Kitowo e Mgongwa.

Casa Tulime. Preparazione Evento per l’ International Day of People with Disabilities


Durante ogni incontro, verranno consegnati ai professori e agli alunni del materiale informativo sui temi della disabilità e dell’albinismo, delle locandine in inglese e in kiswahili da appendere o distribuire ed una lista di siti ed articoli su questi argomenti. Tutti i materiali proposti sono frutto dell’impegno dei nostri ragazzi SVE che, per alcune scuole, hanno deciso di realizzare anche dei cartelloni esplicativi e di facile comprensione.

Casa Tulime – Preparazione della campagna “Awarenes Raising su albinismo e Disabilità”.

In giro per le scuole dei villaggi per organizzazione la campagna Awareness Raising


E’ bello scoprire che molti professori si sono resi disponibili a trattare l’argomento in classe, durante alcune ore di lezione delle materie che più si avvicinano a queste tematiche.
Ad oggi tutte le realtà coinvolte nel progetto hanno risposto positivamente, con entusiasmo e con grande disponibilità.
Speriamo sia solo l’inizio!

Secondary School di Pomerini. Somministrazione dei questionari su albinismo e disabilità

Secondary School di Pomerini. Evento per l’International Day of Persons with Disabilities. Intervento di Anna Masasi.

In allegato la locandina (298 download ) e il report distribuito ai responsabili nelle scuole (1167 download )

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