in Nepal

Con una superficie di appena 147.000 chilometri quadrati ed una popolazione di circa 29 milioni di abitanti (UN, 2008), il Nepal rappresenta uno degli stati più piccoli dell’intero continente asiatico.

Geograficamente localizzato tra la Cina meridionale e l’India settentrionale e senza alcuno sbocco sul mare, il Nepal occupa una area approssimativamente rettangolare con una lunghezza massima da Est ad Ovest di circa 850 chilometri ed una larghezza da Nord a Sud che non supera mai i 250 chilometri. L’intero territorio è amministrativamente diviso in cinque regioni, a loro volta suddivise in 14 zone amministrative e 75 distretti.

Ancorché di modeste dimensioni, il paese presenta una orografia fortemente variegata che spazia dall’area occupata dalla cintura montagnosa dell’Himalaya, nella quale si contano ben otto delle dieci cime montuose più alte al mondo, ad una area prevalentemente collinare ed infine alla regione della pianura del Terai.

La sua localizzazione e le condizioni di limitata accessibilità rendono scarse le informazioni storiche circa il Paese e fanno sì che, prima della sua costituzione come nazione nella seconda metà del diciottesimo secolo, la storia del Nepal si identifichi largamente con la storia della valle di Kathmandu.

Secondo le prime fonti storiografiche, furono i Kirati (o Kiranti), una popolazione mongola proveniente da oriente, ad insediarsi, tra il VII e l’VIII secolo a.C., nella valle e a darsi un’embrionale organizzazione sociale. Nel VI secolo a.C., vicino alla città meridionale di Lumbini, nella famiglia reale Sakya di Kapilavastu, si racconta che nacque il principe Siddharta Gautama, che successivamente divenne il Buddha storico.

Nel IV secolo d.C. i Lichhavi, una popolazione proveniente dall’India settentrionale, invasero la valle e succedettero ai Kirati, introducendo l’Induismo ed il relativo sistema sociale (Muluki Ain), unitamente alla suddivisione della popolazione in caste. Tra il IV e l’VIII secolo d.c., i Lichhavi approfittando della sua naturale posizione strategica inaugurarono una epoca di splendore dei commerci con la Cina e con l’India, di cui rimane traccia anche nei beni culturali e monumentali che in quel periodo vennero costruiti.

A questo periodo di splendore, tra l’VIII ed il XIII secolo ne succedette uno di oscurità di cui poco si conosce e nel quale si succedettero le invasioni da parte del Tibet (705 d.c.) e del Kashmir (782 d.c.). E’ solo con l’avvento della dinastia dei Malla – intorno al 1200 – che il Nepal ritorna ad una epoca di splendore che durerà per i successivi 550 anni.

L’unificazione del paese avvenne solo intorno alla metà del XVIII secolo ad opera di Prithvi Narayan Shah, sovrano dello stato centrale di Gorkha, che conquistò e unificò le cinque città stato della valle di Kathmandu e che pertanto è considerato il fondatore della nazione.

Nella notte del 14 settembre 1846 ebbe luogo un evento che avrebbe influenzato la vita politica del paese per oltre un secolo. Un ufficiale dell’esercito, Jang Bahadur Kunwar, fece assassinare a tradimento numerosi membri della Corte e dell’esercito, accentrando su di sé il potere e facendosi nominare Maharaja dal sovrano, con garanzia di trasmissione del titolo ai suoi discendenti. Si creò così una diarchia nella quale il monarca era esautorato di ogni potere, mentre il governo era in mano alla famiglia Rana.

Durante questo periodo, che si concluderà solo nel 1951, la dittatura dei primi ministri ereditari della famiglia Rana, con la motivazione di non permettere agli inglesi l’invasione del paese, si rende in larga parte responsabile dell’isolamento politico, economico e logistico pressoché totale del paese. Viene tralasciata la costruzione delle infrastrutture e delle scuole, vengono proibite le biblioteche personali e la lettura in lingua straniera; ai nepalesi è proibito uscire dal paese e agli stranieri entrare. L’amministrazione della giustizia era arbitraria e lo stato era un vero e proprio stato di polizia, l’uso della tortura ordinario, le libertà civili sconosciute, la vita pubblica era proibita e non esistevano partiti. Affianco a tali fatti, il periodo dei Rana presenta, tuttavia, anche delle luci: ad essi, infatti, si deve l’abolizione della schiavitù e l’usanza indù di gettare la vedova (viva) sulla pira funeraria del marito, a loro si devono altresì i primi tentativi di modernizzazione del Paese.

Una svolta si ebbe solo nel 1947 con la fondazione del partito del Congresso nepalese ad opera di Bishweshwar Prasad Koirala. Grazie a questa nuova forza politica il re Tribhuvan riuscì a fuggire in esilio in India e quando, nel 1951, ritornò dall’esilio fu riconosciuto a furor di popolo come legittimo regnante. L’ultimo primo ministro ereditario, Mohan Shamsher, rassegnò le dimissioni il 12 novembre 1951.

Nel 1955 Tribhuvan morì, e la corona passò al figlio Mahendra. Costui indisse le prime elezioni della storia del paese, che si tennero nel 1959. Furono vinte dal partito del Congresso nepalese, e Bishweshwar Prasad Koirala assunse la carica di Primo Ministro. Già nel 1962, tuttavia, il re dichiarò la messa al bando dei partiti politici, governando senza una Costituzione e imprigionando il primo ministro con l’accusa di incompetenza, e decise di reintrodurre l’antico sistema indiano dei panchayat (sistema politico presente in India, Pakistan e Nepal, basato su assemblee – yat di cinque – pancha anziani saggi scelti dai villaggi). Questo sistema rappresentativo, a struttura piramidale e completamente apartitico, contava 4000 assemblee di villaggio dirette dal re in persona e rimase in vigore fino al 1991. Proprio la marginalizzazione delle etnie che vivono al di fuori della Valle di Kathmandu e la loro assenza nella gestione del potere e dell’amministrazione è stato il fattore che più ha inciso sugli sviluppi della politica futura.

Nel 1972, a Mahendra successe il figlio Birendra, che non volle mutare l’assetto istituzionale del paese. Dopo l’inasprirsi della violenza e della protesta popolare fu costretto ad indire, nel 1981, un referendum nel quale una debole maggioranza si espresse ancora per il mantenimento dei panchayat. Tuttavia nel 1990, in un clima di aperta rivolta, il re dichiarò decaduto il vecchio sistema, e si accinse ad assumere il ruolo di sovrano costituzionale.

La storia recente del Nepal è alquanto travagliata. Nel 1990 un movimento popolare democratico forzò il re Birendra ad ammettere il multipartitismo. Fu promulgata una nuova Costituzione, che dichiarò il Nepal l’unico stato induista del mondo. Nonostante la Costituzione definisse il Nepal multietnico, fino al 2000 i bramini, pur costituendo solo il 12,9% della popolazione, occupavano i ¾ degli impieghi burocratici. Anche l’istruzione superiore era dominata dai bramini, seguiti da newari e chhetri, mentre il resto della popolazione era presente con una percentuale di meno dell’1%.

Nel decennio che va dal 1991 al 2001 vi fu una successione di governi di coalizione senza maggioranze sufficientemente forti, e generalmente senza un preciso indirizzo politico. Nel 1996, dopo un ultimatum al governo, iniziò l’attività della guerriglia maoista del Partito Comunista Maoista Nepalese.

Oltre alla lontananza dal potere della stragrande maggioranza della popolazione, altri elementi hanno portato nel paese alla nascita del Movimento maoista nel 1996 e alla successiva guerra civile, che in dieci anni ha causato 13.000 morti. In particolare, la corruzione della classe politica al potere, la povertà, la deforestazione selvaggia del Terai, cominciata già con i Rana, ebbero gravi conseguenze sull’ambiente, sulle colture e sulle relazioni sociali.

Il primo giugno 2001, il principe ereditario Dipendra compì una strage nel palazzo reale uccidendo il re Birendra e la regina Aishwarya insieme ad una decina di altri parenti, poi rivolse la medesima arma contro di sé e fece fuoco. Il 4 giugno 2001 fu insediato per la seconda volta lo zio Gyanendra, fratello di Birendra. Il primo febbraio 2005 Gyanendra destituì il governo guidato da Sher Bahadur Deuba, dichiarando lo stato d’emergenza, assumendo su di sé il potere esecutivo e nominando un Consiglio dei ministri di sua fiducia.

Il 21 aprile 2006, in seguito alla seconda mobilitazione generale per la democrazia nella storia del paese, re Gyanendra rinuncia al potere assoluto ed invita i sette partiti d’opposizione a designare un nuovo primo ministro. La scelta cade su Girija Prasad Koirala che propone e ottiene l’approvazione per l’elezione di un’Assemblea Costituente. I maoisti, di fatto vincitori della guerra civile contro la monarchia, entrano in Parlamento.

In agosto del 2006, il governo del Nepal ed i Maoisti hanno richiesto l’assistenza delle Nazioni Unite a supporto del processo di pace. In risposta a tale richiesta, il segretariato generale dell’ONU ha nominato un rappresentate per il Nepal ed ha formato una missione specifica UNMIN nel gennaio del 2007.

Un parlamento ad interim è stato formato nel gennaio del 2007 insieme ad un governo transitorio guidato dal partito del congresso Nepalese con alcuni ministri Maoisti (1 aprile 2007). Dopo due annullamenti, le elezioni per l’assemblea costituente, tenutesi nell’aprile 2008, hanno confermato i Maoisti come il partito con la più ampia maggioranza con 220 su 661 seggi. La prima sessione dell’assemblea costituente si è svolta il 28 maggio 2008 ed ha dichiarato il Nepal una repubblica, abrogando il regime monarchico durato 240 anni.

Questo lungo e tormentato processo di stabilizzazione politica del Paese ha certamente condizionato lo sviluppo della nazione.

Oggi il Nepal è il paese più povero dell’Asia ed il 12° paese più povero al mondo (DFID, 2009). La principale attività economica, l’agricoltura, impiega circa il 70% della forza lavoro e gli aiuti economici internazionali, insieme alle rimesse degli emigranti, costituiscono una parte non trascurabile del bilancio nazionale.

Nonostante la tendenza all’incremento dell’aspettativa di vita media, nel 2006 la percentuale di persone che viveva giornalmente con una quantità di cibo insufficiente per qualche periodo dell’anno era del 60%, di cui il 78% almeno per 4-6 mesi annui; la percentuale di bambini morti subito dopo la nascita era del 6,1% contro, per esempio, lo 0,6 della Gran Bretagna nell’anno precedente (UNSD, 2005).

 

Il 6 dicembre 2007 la World Bank, attraverso l’International Development Association (Ida), ha stanziato 253 milioni Usd per aiutare a migliorare le condizioni di vita del Nepal entro il 2009 attraverso quattro direttive: il potenziamento del sistema scolastico, che è concentrato nella Valle di Kathmandu, delle strade, poche e deteriorate per la guerra, l’irrigazione e gli aiuti ai poveri nelle campagne.

Nonostante ciò, e nonostante il conflitto solo recentemente conclusosi, il paese ha registrato notevoli passi in avanti sotto molteplici aspetti, conseguendo negli ultimi dieci anni una riduzione del tasso di povertà dal 43% al 31% al 2004, grazie ai miglioramenti nel campo agricolo, al turismo, alle crescenti rimesse ed alla creazione di nuovi posti di lavoro connessi alla crescente urbanizzazione della popolazione. L’aspettativa di vita, l’alfabetizzazione e l’iscrizione alle scuole primarie, secondarie e superiori sono nettamente migliorate, e anche l’Human Development Index è migliorato, passando da 0,446 nelle aree rurali e 0,616 nelle aree urbane nel 2000 – con una media di 0,531 – ad un attuale 0,534, pari a un ranking di 142 su 177 paesi del mondo (UNDP, Human Development report 2007/2008).

Secondo la Banca Asiatica di Sviluppo, il 42% circa della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà procapite di NRs 4.400 per anno (77 $), calcolata in funzione di una minima assunzione di cibo, dell’alloggio e di altre esigenze non alimentari. Questo valore, tuttavia, varia ampiamente nelle diverse aree del paese. Se per la popolazione urbana, il 23% non ha un reddito sufficiente per soddisfare i propri bisogni di base, la percentuale sale al 44% per la popolazione rurale. Rispetto alle aree geografiche del Paese (cfr. succ. par.2), l’incidenza della povertà nelle regioni centro-occidentale ed occidentale supera di molto la media nazionale, lo steso avviene nei distretti montani.

La rete stradale si estende per 17.380 km, dei quali il 30% (2004) è asfaltato; esistono soltanto due brevi tratti ferroviari, che collegano il Nepal all’India.

Da quando è una repubblica, il Nepal ha tenuto una politica di equidistanza dall’India, considerata dai maoisti il nemico numero uno, e dalla Cina, che si è ingraziata imprigionando i tibetani che protestavano contro i giochi olimpici. Durante gli anni della guerriglia e in seguito, durante la guerra civile, nonostante i maoisti si rifacessero dichiaratamente a Mao, la Cina ha sempre tenuto le distanze dal Nepal comunista. Nel 2003 e nel 2004, però, Cina e Nepal hanno firmato un accordo di Cooperazione Economica e Tecnologica. Grazie a questo, il 23 settembre 2007 la China International Telecommunication, su richiesta del governo del Nepal, ha accettato di costruire per il Nepal Telecom una connessione in fibra ottica di 115 chilometri lungo la Arniko Highway, l’autostrada che collega Kathmandu alla Regione Autonoma del Tibet, potenziando nello stesso tempo l’autostrada, costruita su fragile terreno montagnoso, con un progetto realizzato dalla Iteco, un’azienda svizzera di cooperazione tecnica internazionale. Tramite questi due progetti il Nepal si collegherà al mondo e intensificherà il commercio su strada con la Cina, rientrando, almeno momentaneamente, nella sua sfera d’influenza.

Nel corso del 2008, una crescita senza precedenti dei prezzi dei beni alimentari ha drammaticamente coinvolto otto milioni di nepalesi, facendo salire il numero di coloro che hanno avuto necessità di assistenza alimentare da 1,3 milioni a 2,7 milioni di persone.

In relazione agli obiettivi rispetto ai quali si registra una maggiore criticità nel raggiungimento dei risultati attesi, il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) segnala l’educazione primaria e la lotta all’HIV/AIDS.

Sebbene le stime delle Nazioni Unite lasciano ben sperare per il Paese, e i progressi compiuti nella direzione di raggiungimento di alcuni degli Obiettivi del Millennio ne siano una chiara dimostrazione, le stesse organizzazioni internazionali e le agenzie di cooperazione hanno evidenziato come la situazione di relativa stabilità conseguita a seguito degli accordi di pace, poteva essere messa a rischio dall’insorgere di crisi sociali dovute alla forte disparità nella ripartizione della ricchezza tra i differenti gruppi etnici e all’interno delle aree geografiche del paese (DFID, 2009). Basti pensare che in Nepal sono censite ufficialmente più di 100 gruppi etnici o castali. Di questi, ben 11 superano il 2% della popolazione e le 500.000 persone, ma nessuno si avvicina al 20%.

Nei primi giorni di maggio 2009, la tematica relativa all’inserimento dei circa 19.000 maoisti ex combattenti, già oggetto degli accordi di pace, ha fatto scoppiare una crisi istituzionale tra il Presidente e il primo Ministro (ex capo dei guerriglieri maoisti), sino alle dimissioni di quest’ultimo. Il 2009 ha visto la costituzione di un governo con un estesa partecipazione dei partiti e l’avvio del previsto inserimento nell’esercito degli ex guerriglieri maoisti.

L’ormai prossima scadenza per l’approvazione della nuova Costituzione (fissata a due anni dall’avvio dell’Assemblea Costituente, 28 maggio 2010) e i ritardi accumulati nei lavori preparatori fanno prevedere che tale termine non potrà essere rispettato; facendo leva sulla insoddisfazione diffusa tra la popolazione, a partire dal 1° maggio 2010 i maoisti hanno indetto diverse manifestazioni di piazza contro il governo.

 

La zona di Bagmati e la valle di Kathmandu

 

 

 

 

 

 

 

La suddivisione amministrativa del territorio

La zona di Bagmati ricade nella regione centrale del Nepal ed è una delle 14 zone amministrative in cui si suddivide il territorio del Paese. Risulta articolata in 8 Distretti, ricompresi all’interno della Valle di Kathmandu o posti a nord-est di questa, tra i quali ricade il distretto di Bhaktapur.

All’interno dei Distretti, i VDC (Village Development Committees) costituiscono in Nepal il livello più basso di articolazione del territorio, simili alla municipalità, ma con ambiti di competenza più ampi; ogni distretto ha diversi VDC (quasi 4000 i VDC in tutto il Nepal).

La storia del Nepal si fonda sulla Valle di Kathmandu, nella quale sono sorti e caduti i grandi regni dell’Himalaya; la ricchezza della valle è rappresentata dalla presenza di diversi siti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Con una popolazione superiore al milione e mezzo e in continua crescita, la Valle muta continuamente il suo aspetto, anche se si mantengono inalterati alcuni aspetti tradizionali e antiche usanze, appena fuori dai circuiti urbani.

Le tre maggiori città, Kathmandu, Patan e Bhaktapur sono gli esempi più significativi dell’arte e dell’architettura nepalese dei newari, l’etnia autoctona della valle.

La Valle, ed in particolare la città di Kathmandu, negli ultimi anni nel corso la guerra civile ha assistito al rapido ed incontrollato inurbamento di molte persone provenienti dalle aree esterne alla Valle,  vuoi per povertà, vuoi per sfuggire all’arruolamento forzato da parte dei maosti.

 

La situazione del Distretto di Bhaktapur

Bhaktapur è uno degli otto distretti della zona di Bagmati; la sua capitale, Bhaktapur (anche conosciuta come Bhadgaon o Khwopa), è un’antica città newari posta nella parte est della valle di Kathmandu, dalla quale dista circa mezz’ora in auto; si trova nell’omonimo distretto e conta circa 80 mila abitanti.

Bhaktapur è la terza città della valle di Kathmandu, dopo la stessa capitale e la città di Patan; sorge sulla riva settentrionale del fiume Hanumante e, grazie ad un traffico di auto e moto piuttosto modesto, risulta molto più vivibile della capitale. Già al di fuori del centro, è facile vedere un tessuto urbano caratterizzato da case con orti domestici, in cui la vita delle persone mantiene ancora un rapporto con il ciclo delle stagioni.

Fondata nel XII secolo durante la dinastia dei Malla, divenne capitale del regno; oggi dispone di un patrimonio architettonico che l’ha fatta dichiarare sito archeologico dell’umanità dall’UNESCO.

Il centro storico di Bhaktapur è stato in parte restaurato alla fine del XX secolo grazie a un progetto tedesco. La cittadina è un importante centro religioso induista (il suo nome significa la città dei devoti) e molti anziani della zona parlano ancora l’antico newari (d’origine tibeto-birmana) anziché il nepalese.

L’economia del distretto di Bhaktapur si fonda principalmente su una agricoltura di sussistenza, grazie alla quale le famiglie provvedono al proprio fabbisogno alimentare e attivano un piccolo commercio dei prodotti; altra fonte di reddito è l’allevamento di animali (Bhaktapur è la principale produttrice di yoghurt del Paese).

Considerato il patrimonio artistico, la seconda fonte di reddito è il turismo.

Sulla base dei dati dell’ultimo censimento nazionale (2001) e degli Indicatori di Sviluppo Umano del Nepal (2004), il grado di povertà del distretto di Bhaktapur risulta essere inferiore a quello nazionale.

Indicatori di sviluppo dell’area

Localizzazione HDI (Rank) HPI (Rank) GDI (Rank)

Nepal (valore nazionale) 0.534 38.1 0.452

Bhaktapur 0.393 43.3 0.305