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Due occasioni per volontari SVE di 12 mesi a Budapest

Tulime Onlus è alla ricerca di due volontari per i seguenti progetti di Servizio Volontario Europeo in Ungheria: – SVE di lunga durata (12 mesi) con partenza a Febbraio 2016 […]

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Tulime Onlus è alla ricerca di due volontari per i seguenti progetti di Servizio Volontario Europeo in Ungheria:

– SVE di lunga durata (12 mesi) con partenza a Febbraio 2016
– SVE di lunga durata (12 mesi) con partenza a Maggio 2016

Si tratta di due progetti promossi dall’ associazione ungherese Messzelátó Egyesüle con la quale Tulime Onlus ha già accordi di partenariato attivi. Messzelátó è impegnata nell’ambito delle attività giovanili, dell’ecologia e della sostenibilità ambientale. I volontari saranno parte integrante dello svolgimento delle attività dell’associazione, dell’organizzazione di workshop, della gestione della comunicazione. Per una descrizione dettagliata delle attività dell’associazione e delle attività SVE proposte vi invitiamo ad utilizzare il seguente link:

http://messzelato.hu/en/EVS_2016_at_Messzelato

Al fine di avanzare la propria candidatura vi invitiamo a contattare l’organizzazione di invio Tulime Onlus tramite:
info@tulime.org (mail associativa)
cell. 3294225722 (contatto Responsabile Ufficio SVE)
La scadenza per avanzare la propria candidatura all’associazione ungherese è il 4 settembre 2015.

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Due occasioni per volontari italiani SVE di 12 mesi in Lettonia

Tulime Onlus è alla ricerca di due volontari italiani che vogliano vivere l’esperienza del Servizio Volontario Europeo di lunga durata (12 mesi) in Lettonia presso l’associazione ERFOLG. Le date di […]

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Tulime Onlus è alla ricerca di due volontari italiani che vogliano vivere l’esperienza del Servizio Volontario Europeo di lunga durata (12 mesi) in Lettonia presso l’associazione ERFOLG. Le date di inizio e conclusione delle attività progettuali e tutte le informazioni sono contenute nel documento che scarichi da ERFOLG-2.pdf (178 download )

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Seeds of Hope – Dai una Mano a Seminare in Nepal

seeds of hope
Il Nepal è un paese povero dell’Asia del sud dove l’agricoltura è il più grande settore economico, contribuendo per il 35 % del PIL, impiegando i due terzi della popolazione totale. Il Nepal ha concluso una lunga guerra civile nel 2006 grazie ad un ‘accordo globale di pace’. La povertà si è diffusa nel paese ed ha portato verso una carenza di nutrienti in particolare nella dieta di bambini e donne e ha causato l’emigrazione di molti uomini. Calamità naturali gravi come siccità e inondazioni sono eventi annuali che causano enormi danni alla produzione agricola e alla sicurezza alimentare. Quest’anno ci sono stati due grandi terremoti il 25 aprile e il 12 maggio, contribuendo alla perdita di cibo in stoccaggio e di semi, inficiando ancora di più la sicurezza alimentare.
Tulime ha avviato un intervento di emergenza e post-emergenza nei wards 1, 2, 3 e 4 della municipalità di Changunarayan (ex-Chhaling), dando priorità alle esigenze degli studenti per garantire una buona qualità per l’avvio della scuola. I quattro wards si trovano in una zona collinare nel distretto di Bhaktapur, uno dei più colpiti dal terremoto e qui l’agricoltura è la maggiore fonte di reddito.
La maggior parte degli agricoltori nelle colline del Nepal usano varietà vegetali locali che ottengono dal proprio stoccaggio o dallo scambio di sementi con altri agricoltori, e molte delle attività svolte in agricoltura sono possibili solo durante il monsone, per tre o quattro mesi all’anno. I due grandi terremoti che hanno colpito il paese ad Aprile e Maggio, hanno causato la perdita di molte case e capanni di stoccaggio. Ciò significa che molte persone non hanno perso solo il cibo per i prossimi mesi, ma anche i semi per i prossimi anni.
La maggior parte del reddito di una famiglia è usato per il cibo meno piantato nelle colline, come ortaggi e frutta. Nelle ultime settimane molte delle risorse dei contadini dei quattro wards sono state utilizzate per costruire ripari, creando una situazione molto insicura per l’acquisto di beni alimentari nei prossimi mesi.
Gli agricoltori quando affrontano situazioni di stress scelgono come soluzioni il prestito di denaro, la riduzione delle spese alimentari, la vendita di beni, di fare lasciare la scuola ai propri figli e/o mandarli da qualche parente. Nella situazione attuale, a causa del terremoto, alcune delle opzioni come il prestito di denaro o la vendita di beni sono molto limitate. Per questo motivo Tulime è molto preoccupata con le altre opzioni lasciate agli agricoltori. Non vogliamo che le scuole perdano gli studenti iscritti e vogliamo garantire un cibo sano per i mesi futuri!
Tutti noi meritiamo una vita dignitosa. Ancor più lo meritano coloro che tanto hanno lottato per avere finalmente una casa e in meno di un minuto hanno visto tutto ridotto a un cumulo di macerie. Così, crediamo fortemente che la distribuzione di semi sia l’opzione migliore per garantire il prossimo piano d’azione di supporto alla comunità dei quattro wards! Per chi opera in agricoltura questo non significa solo ‘cibo’, ma anche: lavoro, dignità e futuro. In questa campagna ci siamo concentrati sui semi di ortaggi che saranno seminati nel mese di Settembre. Nella confezione da distribuire a ogni famiglia, saranno inclusi semi di cinque diversi ortaggi (pomodoro, cavolfiore, zucchina, melanzana e cetriolo). Ecco perché chiediamo ad alta voce a tutti ‘Dai una mano a seminare in Nepal’! In questo modo non ci limitiamo ad aiutare il lavoro e il mantenimento dell’economia ma potrà anche essere l’occasione per introdurre una maggiore varietà di ortaggi (che tradotti significano vitamine e nutrienti per la dieta) alla gente che vive nella comunità con cui collaboriamo.

ENGLISH VERSION

Seeds of Hope – Give a Hand to Sow in Nepal

Nepal is a poor country in south Asia where agriculture is the largest economic sector, contributing to 35 % of GDP and employing two thirds of the total population. Nepal ended a long civil war by a ‘Comprehensive peace accord’ in 2006. Poverty was spread out in the country leading to nutrient deficiency, particularly on children and women, and to emigration of men. Natural calamities such as severe droughts or floods are annual events aggravating agriculture production and food security. This year there were two big earthquakes in April 25 and May 12, contributing to the lost of stored food and seeds and affecting even more food security.
Tulime is starting an emergency and post-emergency action in the wards 1, 2, 3 and 4 of Changuanarayan municipality (ex-Chhaling), Bhaktapur district, giving priority to the needs of students and ensuring a good quality for their school beginning. The four wards are located in a hill area in Bhaktapur district, one of the most affected by the earthquakes and for most of the population agriculture is the only source of income.
Most of the farmers in the hills of Nepal use plant local varieties that they get from their own stock from previous season or seed exchange with other farmers and most of the agriculture activity is possible only during the monsoon for three or four months a year. The two big earthquakes, which occurred in April and May, meant the lost of many homes and storage infrastructures. This implies that many Nepalese people lost not just the food for the next months but also the seeds for the next years.
Most of the income in a family is used for buying food which is not found in the hills such as fruits and vegetables. In this moment the farmers of the area are using a lot of resources to build shelters, creating a very insecure situation for the next months in case they will have to purchase food goods. When farmers in Nepal face stress situations choose to borrow money as first solution, then they reduce the food expenses, selling assets, drop children from school or send them to some relative. In the actual situation, due to the earthquake, some options like borrowing money or selling assets is very limited. Tulime is very worried with the other options left for the farmers. We don’t want the schools to reduce the number of registered students and we want to guarantee a healthy food for the future months.
We all deserve to live with dignity. Mostly those who struggled so much to finally have a home and in less than a minute saw everything being reduced to a pile of rocks and wood. In this way we strongly believe that seed distribution is the best choice for the next plan of action! For those who work in agriculture receiving seeds does not just mean ‘food’, but also: work, dignity and future. In this campaign we focused in vegetables seeds that will be sown in September or before. In the pack to be distributed to each family, seeds of five different vegetables will be included. That’s why we want you to ‘Give a Hand to Sow in Nepal’! In this way we do not just contribute for the work and economy maintenance but we can also give an opportunity to introduce a bigger variety of vegetables, that mean nutrients and vitamins to the people living in the community we collaborate with.

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Emergenza Nepal – Attivazione Raccolta Fondi

Cari soci, amici e simpatizzanti di Tulime Onlus, in tanti ci avete contattato dal giorno in cui è iniziato il terremoto in Nepal. Un sabato nero, quel 25 aprile che […]

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Cari soci, amici e simpatizzanti di Tulime Onlus, in tanti ci avete contattato dal giorno in cui è iniziato il terremoto in Nepal. Un sabato nero, quel 25 aprile che difficilmente potremo dimenticare. Ancora oggi la terra non ha smesso di tremare e questa volta senza fare “disparità” : trema nelle città della Valle di Kathmandu come nei villaggi remoti ad est, ad ovest, a nord della Valle.
Grazie alla presenza in Nepal dei nostri volontari Alessio e Filipa e del nostro amico Gabriele, siamo consapevoli di quanto e come il disastro abbia coinvolto la capitale e i distretti rurali del Nepal. Soltanto nelle ultime ore gli aiuti internazionali stanno raggiungendo alcune delle aree sinora dimenticate dai media internazionali.
Nel 2009 Tulime Onlus ha intrapreso la cooperazione in Nepal con Chhaling, un villaggio nel distretto di Bhaktapur, città imperiale patrimonio dell’Unesco, seconda per numero di morti a causa del terremoto nella Valle di Kathmandu.
Nessuno di noi avrebbe potuto immaginare che un giorno le famiglie di Chhaling avrebbero dovuto affrontare un tale disastro. Chhaling per noi rimane il villaggio agricolo, povero ma pieno di sorrisi, dove proprio due anni fa, il 27 e il 28 aprile, eravamo a festeggiare l’inaugurazione della Shree Gyan Joyti Lower secondary school. Tutto questo è stato possibile grazie al nostro impegno, ma soprattutto al sostegno di molti di voi (http://www.tulime.org/2013/04/29/nepal-inaugurata-la-scuola-di-chhaling/).
Siamo qui oggi a scrivervi per rispondere alle tante sollecitazioni “dal basso” che ci arrivano dalle sedi operative, dai gruppi di volontari e dai simpatizzanti di Tulime Onlus in Italia; grazie alle notizie che abbiamo dalla nostra missione appena avviata in Nepal, siamo sollecitati e supportati nella decisione di dare il via ad una raccolta fondi dedicata a sostenere le necessità della comunità di Chhaling/Bhaktapur.
Nei prossimi giorni e settimane Vi terremo informati sulle conseguenze del terremoto sulle famiglie del nostro Villaggio e sui principali fabbisogni che man mano emergeranno dagli incontri con la comunità locale.
Vi chiediamo quindi di continuare a raccontare ad amici, parenti, conoscenti, colleghi la storia di Tulime in Nepal. Vi aiuteremo a farlo condividendo i report dei nostri volontari in missione.
Nelle prossime ore renderemo disponibile una semplice locandina (anche in formato elettronico) che potrete diffondere tra i vostri contatti, appendere nei vostri uffici, negozi di fiducia, palestre…confidiamo nella vostra inventiva!
Ora, più che in altre occasioni, aiutateci a coltivare in Nepal.
Anche voi potete essere piccoli ricostruttori del futuro di questo splendido Paese.
Grazie davvero per il sostegno.

Modalità per la donazione
CC Nepal c/o Banca Toniolo IBAN IT24 L089 5204 6000 0000 0182 070
SWIFT/BIC code ICRAITRRQG0 (l’ultimo carattere è uno zero)
Pay pal all’indirizzo: donazioni@tulime.org

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Emergenza Nepal – secondo report da Lapshishour, un piccolo villaggio nelle campagne di Ghorka

Tramite GAEA (www.gaealliance.org)

Ci scrive Gabriele (nostro ex volontario in Tanzania).
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26-04 -2015. L’ultima scossa verso mezzogiorno, subito dopo ci siamo messi in moto per andare al villaggio. Lungo la strada attraversiamo centri abitatiche sembrano fantasma, tutte le case sono chiuse, le saracinesche abbassate. Lontano dagli edifici la gente è sdraiata per strada,protetti solo da tendoni impprovvisati. La paura di rietrarenelle case è troppo forte, ormai da ieri si vive per strada. La prima scossa è stata troppo forte e il suo ricordo è ancora fresco. Lasciamo la Prihviti highway che collega Kathmandu e Pokhara e ci addentriamo nel distretto di Ghorka. Più ci inoltiramo e più sono evidenti i danni causati dal tremore. Una decina di kilometri prima della città di Ghorka, deviamo sulla sinistra e ci immettiamo su una strada sterrata, continuiamo per una buona mezzora finchè Tikaram mi dice di accostare e fermarmi propio accanto ad una stalla di cui resta solo il tetto, mezzo tetto. Parcheggiamo la moto e cominciamo a camminare. Siamo appena arrivati nel VDC (Village Development Committee) di Mirkot. Attraversiamo il fiumiciattolo che costeggia il villaggio, e poi cominciamo a salire verso delle case che si vedono in cima alla collina. Tikaram indica un piccolo bosco che costeggia il cammino e mi dice, “Eh Arjun, you see this forest? Ten years ago there was no forest”.Incuriosito gli chiedo il perchè, lui mi spiega che molta gente è andata via preferendola città, l’India o il Terai (la zona pianeggiante del Nepal).

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Il percorso continua a inerpicarsi su per la collina, il bosco lascia posto alle terrazze in cui il riso e il mais è stato piantato da pochi giorni. Il cammino ci porta di fronte a due case che appartengono al villaggio di Lapshishour, i suoi abitanti stanno fuori, fissano le case e hanno gli sguardi un po’ persi, c’è molto caldo a questora. Entrambi gli edifici sono evidentemente danneggiati, ma stanno ancora in piedi.I tetti in alluminio sono ancora al loro posto, gli spessi muri in pietra, legati con cemento e terra, e ricoperti da terra rossa sono evidentemente crepati. Chiedo se è possibile entrare per dare un’occhiata. Una piccola scaletta di legno porta al balconcino del primo piano, il pavimento è cosparso di pietre e calcinacci, un grosso foro alto circa un metro e largo un paio permette alla luce di entrare nelle stanze che fino ad allora erano servite come camere da letto e deposito viveri. L’edificio, che da fuori sembrava appena danneggiato, è internamente devastato, i muri interni sono collassati, dei letti si vedono appena i cuscini, i 6 quintali di riso e i 3 quintali di mais, sono sotterrati da grosse pietre, polvere e calcinacci. La situazione è simile nell’edificio adiacente. Nel secondo edificio la porta del deposito non si può neanche aprire. Il prossimo raccolto sarà tra quasi tre mesi. Bisogna cominciare a scendere a valle prima che si faccia buio. Mentre camminiamo con Tikaram discutiamo le sorti del piccolo villaggio di appena 100 anime, secondo lui questo terremoto segna la fine di questa piccola comunità agricola. Al villaggio giù a valle gli abitanti ci invitato a bere un the e ci raccontano la violenza del terremoto.
Io ero in azienda quando la prima scossa fortissima ha fatto trasbordare l’acqua dalla gebbia accanto alla quale stavamo lavorando. Doveva essere quasi un giorno di festa, infatti stavamno dissotterrando i corni di bovini con dentro il preparato BD 500, un tesoro grandissimo per chi fa agricoltura bio dinamica. Circa un’ora dopo un’altra scossa fortissima. La gente a questo puntoera ancora più spaventata.Il nostro vicino, Gimre, che era venuto a darci una mano è sobalzato e con un salto si è allontanato il più possibile dalla gebbia aggrappandosi con forza al mio braccio. Ancora non ci eravamo bene resi conto della gravità della situazione. L’azienda è situata ad appena 40 km dall’epicentro del terremoto. Subito dopo pranzo le prime notizie sono arrivate, ho contatto unamico che stava viaggiando verso Kathmandu, mi raccontava una città mezza distrutta e nel caos. Le scosse hanno continuato più leggere durante la notte. La mattina del giorno seguente, puntuali come ogni giorno, i lavoratori sono venuti in azienda alle 5.45, il lavoro inizia alle 6. Hanno raccontantato che hanno passato la notte in bianco. Alle 10 dopo il daal baat tarkari quotidiano (lenticchie, riso e ortaggi) tutti sono rientrati a casa per occuparsi dei loro averi e delle proprie famiglie. Sistemare le cose in vista di altre scosse, portare le cucina a gas fuori, mettere al sicuro il raccolto, e preparare le tende dove passare la notte. Tikaram, il manager dell’azienda,era appena riuscito a mettersi in contatto con la madre che vive in un villaggio a una ventina di km dall’epicentro. La sua casa è inagibile. Ho Proposto a Tikaram di prendere la moto e andare a fare una visita al villaggio, era quasi mezzogiorno.
Come il villaggio di Lapshishour ce ne sono centinaia in Nepal e nella zona interessata dal terremoto. Adesso tutta l’attenzione è rivolta verso Kathmandu e i grandi centri abitati trascurando le campagne e i suoi abitanti. La stagione delle pioggie è imminente e il tempo per la ricostruzione probabilmente non sarà sufficente. Che ne sarà di tutti i piccoli agricoltori e delle loro famiglie che vivono in zone remote e che per la loro sussistenza contano quasi interamente sui proprio raccolti e le proprie energie?
A voice from the epicenter of rural Nepal
26-04 -2015.The last strong tremor was around mid day and right after we took the motorbike to go to the village. Along the road we come across several villages. The houses are all closed and shops’ shutters drawn are down like in a ghost village. Far from the buildings people is sitting on the road with meager protection from only improvised tents. People are too afraid to go back inside the houses, still fear too high, since yesterday people living on the road or the fields next to their homes. The power of the earthquake’s first tremor is still fresh in people’s minds. Veering off the Priviti highway, the road connecting Kathmandu and Pokhara, we enter Ghorka‘s district. The further we travel, the more the damage from the earthquake became evident. Ten kilometers before Ghorka city we take left onto a gravel road. About half an hour later Tikaram tells me to pull over and stop. We are in front of a stable of which only half a roof remains from its previous structure. We park the motorbike and start walking; we are now in Mirkot’s VDC (Village Development Committee). We cross the little creek that runs alongside the village and then we follow the path uphill. Suddenly, Tikaram points to a little forest which borders the path and tells me “Eh Arjun, you see this forest? Ten years ago there was no forest”. Puzzled, I wonder why and he explains that a lot of people left the village since they prefer to live in the city, in India or the in the Terai (Nepal’s lowland plains). The path continues uphill and the forest gives way to a landscape of hillsideterraces, recently planted with rice and corn. At some point the path led us in front of two houses belonging to the village of Lapshishour. The inhabitants of the two houses are sitting in front them and are staring blankly at their houses; it is very hot at that time. Both houses are evidently damaged, but still standing. The metal roofs are intact but the thick stone walls, bonded with cement and soil and covered with red colored soil are cracked. I ask if it would be possible to go inside the buildings to have a look. A tiny wooden staircase brings me up to a small balcony on the first floor. The floor is full of stones, dust and plaster flakes. A big hole, one meter high and almost two meters wide, allows the light to enter the rooms which, until then, had been used as bedrooms and storage rooms. From outside the buildings were almost looking good, inside they are devastated. The inner walls had collapsed; the beds are covered in debris under which corners of the bed frame can be seen. Six quintals of rice and three quintals of maize are entirely covered by dust and big stones. The conditions are similar in the adjacent building, just that there not even the door of the bedroom and storage room can be opened. The next harvest is going to be in almost three months. We have to return to the valley before it gets dark. While we are walking with Tikaram we discuss the fate of the little village and its 100 residents. He thinks the earthquake marks the end of this community. At the village down at the valley the people invite us to drink tea and they tell us how violent the first tremor was.
I was at the farm when the first earthquake made of tipped over the water from the tank next to which we were working. It was supposed to be ahappy day; we were harvesting cow horns with inside the BD500 preparation, a treasure for those who practice biodynamic farming. About one hour after there was a second very strong earthquake. Our neighbor Gimre, who came to help us that day, literally jumped as far as possible from the water tank and hold on my arm squeezing it strongly through the shaking. We still couldn’t realize how bad the situation was. Right after lunch we heard the first news. I contacted a friend who was travelling toward Kathmandu and he described a destroyed city in chaos.. Tremors continued throughout the night. The next morning, same as every other normal working day,the workers came punctually at 5.45, works begin at 6 o’clock. At 10 o’clock after the daily daal baat tarkari (lentils, rice and veggetables) the farm’s workers left to take care of their houses, belongings and families expecting returning earthquakes. Tikaram, the farm’s manager, was able to get in touch with his mother who lives in a village not far from the earthquake’s epicenter, about 20 km. Her house was partly destroyed. I proposed Tikaram to take the motorbike to pay a visit to his mother’s village, it was almost midday.
As Lapshishour village there are many in Nepal and in the area affected by the earthquake. Right now all the attention is turned toward Kathmandu and highly populated residential areas. Rural areas and its inhabitants are not considered much by media and those areas are remote and hard to reach. Time for reconstruction is likely to be long and the rainy season is forthcoming. What will be of small farmers and its inhabitants who live in remote areas whom for their subsistence rely almost fully on their own harvests and energies?

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Emergenza Nepal – Primo report dai nostri volontari

Foto Filipa

Filipa Simões Grilo (26, Portoghese) e Alessio Scalisi (24, Italiano) sono due giovani agronomi che hanno deciso di maturare un’esperienza in Nepal di circa 5 mesi. Sono partiti verso il Nepal grazie alle opportunità dategli da Tulime Onlus e OneWorld-alc, per due posizioni diverse. Tulime Onlus è una onlus italiana che lavora in Nepal dal 2009 e che ha condiviso con i ragazzi l’opportunità di stabilire nuovi contatti in Nepal in modo tale da sviluppare ulteriori progetti nell’ambito della cooperazione internazionale. Tulime è impegnata nella valle di Kathmandu nell’area di Bhaktapur e nello specifico nel villaggio di Chhaling. One-World-alc è un’azienda tedesco-nepalese che produce prodotti biodinamici come incensi ed erbe aromatiche commercializzati principalmente in Europa, attiva in aree agricole ad ovest della Valle di Kathmandu. I due ragazzi sono arrivati in Nepal giorno 19 Aprile ed al momento sono ospitati nelle strutture di OneWorld in due diversi luoghi del paese. Filipa è ospitata al momento presso l’azienda dove OneWorld ha le sue coltivazioni. Questa si trova nei pressi del villaggio di Satrasaya, nel distretto di Gorkha. Il villaggio è posizionata a circa 4 ore e mezza da Kathmandu, sulla strada per Pokhara. Al momento Filipa si trova insieme a un gruppo di altri ragazzi europei, fra cui anche Gabriele Sutera (26, Italiano). La casa dove si trova Filipa è considerata sicura e al momento è presente una disponibilità di cibo e acqua sufficiente a soddisfare i bisogni del gruppo, sebbene una connessione internet non sia disponibile.
Alessio invece attualmente è a Kathmandu, ospitato nella struttura dove OneWorld confeziona i suoi prodotti, nel quartiere di Jorpati. La palazzina è anche considerata sicura perché è decisamente più nuova rispetto alla media degli edifici di Kathmandu. L’acqua, l’elettricità e la connessione internet si alternano, con momenti più o meno prolungati di black-out. Alessio ad ogni modo ha raccolto e conserva del cibo e dell’acqua in caso di emergenza. La situazione a Kathmandu è critica. Molte persone vivono adesso in accampamenti nelle aree a cielo aperto della città. Anche il quartiere turistico di Thamel è adesso un deserto con pochi turisti nei paraggi e quasi tutti i negozi chiusi. L’acqua imbottigliata e i carburanti sono al momento poco disponibili a Kathmandu e le scosse di assestamento continuano ad essere rilevanti. Alcuni palazzi che sono sopravvissuti ai primi forti terremoti stanno pian piano crollando a causa proprio delle scosse di assestamento. La città è un cumulo di macerie e molte persone sono disperate per le condizioni della loro casa e della loro famiglia. Nella valle di Kathmandu molti templi e monumenti che hanno resistito per diversi secoli, sono adesso severamente danneggiati o distrutti a causa del terremoto. Gli spostamenti da e verso Kathmandu sono fortemente sconsigliati e i beni primari cominciano a scarseggiare.
17:35, 27 Aprile 2015,
Kathmandu

Dove si trovano Alessio e Filipa:
www.google.com/maps/d/viewer?mid=zFMkC0tgHl6g.kWiQBlLO15wc

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Mwalimu project: un nuovo progetto per la regione di Iringa

LOGO Mawalimu (1)

In continuità con il progetto “Borse di Studio”, nasce “Mwalimu”, che permette di dare continuità all’erogazione di borse di studio a vantaggio di soggetti economicamente svantaggiati e che soffrono di emarginazione sociale e difficoltà nell’accedere agli studi.
I beneficiari sono giovani studenti dei 11 villaggi tanzaniani con cui l’associazione coopera.
Si presenta come un progetto “a lungo termine”, trasversale agli interventi che Tulime Onlus porta avanti sull’altopiano di Iringa. L’esperienza pregressa, le numerose richieste, nuove consapevolezze scaturite da analisi del contesto sociale e culturale, hanno portato l’associazione a perseguire l’impegno nel creare un legame tra la sua progettualità in vari ambiti (promozione dell’artigianato, albinismo e disabilità, etc.), i soggetti che ne sono beneficiari diretti o collaboratori e le richieste di sostegno per iniziare o continuare un percorso di studi che sia, per quanto possibile, coerente con il progetto all’interno del quale i beneficiari delle borse di studio sono inseriti.

Ecco tutte le info:

link: https://www.scribd.com/doc/262572425/Progetto-Mwalimu

Scarica da progetto-mwalimu.pdf (202 download ) la scheda del progetto.

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Tutto è possibile…iniziamo a crederci davvero!

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Arrivano buone notizie dal villaggio di Pomerini sugli altopiani tanzaniani, dove da più di un anno è attivo il progetto Tutto è Possibile.
Il progetto, che si pone come obbiettivo principale l’inserimento di persone con disabilità mentale nella vita quotidiana del villaggio, ha visto, con l’arrivo in loco di due nostre volontarie, la prosecuzione e il consolidamento delle attività avviate già alla fine del 2013.
“La partecipazione da parte di tutti è molto buona, quindi non possiamo lamentarci, quello che conta maggiormente è la loro felicità e che riescano a sviluppare, sempre più, le loro capacità” ci scrivono, soddisfatte, Marieta e Sonsoles.
Le attività della giornata iniziano alle 9:00 e terminano alle 13.00 / 13.30.
Ogni mattina dopo aver accompagnato ogni ragazza del progetto in classe, viene preparata e gustata insieme una colazione con tè e biscotti. Tutte le stoviglie vengono poi lavate accuratamente, così come i denti, in modo da essere pronti per iniziare le lezioni.
Si comincia con l’insegnamento dei giorni della settimana, delle date, dei nomi degli studenti e degli insegnanti, ma anche imparando le condizioni del tempo, i numeri, i colori e le forme geometriche.
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Le principali attività della settimana comprendono la gestione e la cura dell’orto, la cucina di alcune pietanze come maandazi (frittelle di farina), pane, chapati e chipsi (patate fritte), laboratori per fare oggetti con la carta pesta, attività ludiche anche all’aperto e la doccia. Ci si occupa infatti di curare anche l’igiene personale e l’aspetto sanitario, spesso trascurato, delle ragazze beneficiarie del progetto. La doccia, fatta due volte alla settimana, e la pulizia delle divise sono state ben viste dalle famiglie, anche per evitare che le divise attuali possano essere danneggiate. A tal proposito è in previsione la realizzazione di altre divise in modo da avere almeno un cambio per casa.
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Sono previsti continui aggiornamenti con le famiglie delle ragazze in modo da mantenere un rapporto diretto sull’esito delle lezioni. Questi momenti di confronto sono sempre molto piacevoli e fruttuosi in quanto permettono di capire se riescono ad essere ottenuti risultati significativi oppure se esistono lacune da colmare o se c’è la necessità di modificare la scelta delle attività o la modalità con cui vengono gestite.
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Si prevede che ogni volontario che contribuirà al progetto segua, arricchendolo della propria esperienza e in base alle proprie competenze personali, le linee guida fino ad oggi stilate garantendo la continuità delle attività e del supporto a tutti coloro che sono e che saranno i beneficiari del progetto stesso.

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Un nuovo Pozzo a Kitowo … si comincia!

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Sono cominciati i lavori a Kitowo, in Tanzania, per la realizzazione di un nuovo pozzo (il primo per la comunità locale) con i fondi resi disponibili dalla Chiesa Valdese.
Il pozzo renderà disponibile l’acqua potabile, una risorsa fondamentale per un bacino di utenza che si aggira attorno alle 10.000 unità. Il pozzo sarà pronto a giugno di quest’anno.
Arrivano in questi giorni le prime immagini inviateci da Fulvio Pernice (il nostro responsabile di progetto in loco).

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Ffasi dello studio geologico finalizzato ad individuare la presenza e la profondità della falda freatica. Ad eseguire lo studio è la equipe tecnica dell’Ufficio acque di Dar Es Salaam. Si presume che la falda si trovi ad almeno 80 metri di profondità: a questa profondità è garanzia di purezza dell’acqua.

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In seguito alla prima fase, si procede allo studio della stratigrafia. Queste informazioni servono per capire che tipo di rocce esistono in profondità.

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Serbatoio di invaso costruito circa 50 anni fa da operatori privati. Il serbatoio è stato poi abbandonato ma verrà ristrutturato al fine di invasare l’acqua che verrà pompata dal pozzo a mezzo di una pompa di profondità alimentata con pannelli solari. Il tetto del serbatoio fungerà inoltre da supporto per i pannelli solari.

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