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Il X MIting di Tulime: un’occasione per “coltivare” insieme …

Foto per Miting
Se vuoi andare veloce, corri da solo. Se vuoi andare lontano, corri insieme a qualcuno”. E’ con questo proverbio africano che Tulime Onlus ha il piacere di presentarvi quello che da 10 anni è per gli uomini e le donne, volontari e cooperanti dell’associazione un’ occasione unica per “correre insieme”, o piuttosto ”camminare”, poco importa: l’importante è farlo INSIEME!

Dal 21 al 23 novembre Tulime Onlus invita tutti a Balestrate (PA), nel cuore della Sicilia, per il X MITIng Nazionale. Si chiama MiTING non per un errore di scrittura: in kiswahili la parola “MITI” significa “alberi” e, dato che Tulime ha iniziato la sua attività coltivando alberi nei villaggi della Tanzania, l’assonanza con la parola Meeting è venuta naturale.
Partecipare al MIting, significa continuare questa attività “Coltivando relazioni”, con lo stesso spirito con il quale, in Italia come nei paesi del Sud del Mondo, creiamo rapporti di collaborazione vera, di sviluppo condiviso, con le comunità locali che incontriamo lungo il percorso.

Tre giorni di incontri, proiezioni, laboratori per raccontare le storie di Tulime. Si tratta di un’occasione davvero unica per conoscere i retroscena, i progetti, le persone che fanno di Tulime Onlus un’associazione viva ed originale, per confrontarci su attualità, sul senso di “fare cooperazione”secondo Tulime. Il MIting è un momento in cui ci si incontra, ci si mette in discussione, si propone e si fanno bilanci, insomma un’occasione imperdibile, per chi l’ha già vissuto e per chi deciderà di iniziare da adesso.

Il programma è, come ogni anno, ricco di contributi e attività. Racconteremo i progetti dell’associazione in Italia, in Uganda, in Tanzania e in Nepal; saranno esposti gadget e prodotti della nuova collezione del progetto “Mani d’Africa” che Tulime Onlus porta avanti in Tanzania; approfondiremo tematiche come la Cooperazione di Comunità, il metodo del consenso, l’impresa sociale. Ci aiuteranno in questo Sergio di Vita, con un laboratorio volto a far vivere un’esperienza per facilitare l’aspetto relazionale e di gruppo che si vorrebbe favorire nel meeting; ci offriranno la loro testimonianza volontari e cooperanti tornati dalla Tanzania come Stefania Ceruso, tutor dei volontari in Servizio Volontario Europeo.
Non mancheranno i momenti di condivisione e divertimento. Uno tra questi è il “Potlach”, che ad ogni meeting ci piace riproporre: un momento per raccontarsi raccontare un affetto, un ricordo, un’esperienza tramite lo scambio, tra i partecipanti, di prodotti culinari delle rispettive regioni di appartenenza.

Stare insieme, per noi, significa confrontarsi e condividere nuovi progetti, idee e perplessità, trovare insieme soluzioni e nuovi stimoli, condividere momenti di festa, di approfondimento, scoperta e riflessione.
Come direbbero i nostri fratelli tanzaniani “TUPO PAMOJA!”, “Siamo insieme, qui ed ora!”

Possono prendere parte al MITIng anche i non soci di Tulime Onlus, ma anche semplici curiosi o desiderosi di conoscere Tulime, i progetti in Nepal e in Tanzania, i volontari e i cooperanti dell’associazione. Sarà possibile durante l’evento, ottenere la tessera associativa per il nuovo anno.

Location
Il X MIting verrà ospitato nella Fattoria Manostalla, un antico baglio risalente ai primi dell’800, circondata da un incantevole giardino che regala uno degli scenari più suggestivi e rappresentativi del Golfo di Castellammare e della Sicilia rurale a due passi da straordinarie dalla Riserva Naturale dello Zingaro, il parco Archeologico di Segesta ed è appena 50 km dai fasti di Erice, Palermo, Monreale.

Come raggiungerci
In Auto: Da Palermo: Autostrada Palermo – Trapani, uscita Balestrate, svoltare a destra, direzione Partinico. Dopo il cavalcavia svoltare ancora a destra e seguire le indicazioni per Villa Chiarelli e quelle di Agriturismo Fattoria Manostalla. A Villa Chiarelli svoltare a sinistra per contrada Manostalla, a 300 metri visibile sulla destra si trova l’azienda. GPS coordinate: Longitudine : 12° 59′ 14.21” E Latitudine: 38° 01′ 17.42″ N.
Mezzi pubblici: La ditta che effettua il servizio di bus da Palermo a Balestrate è la Russo www.russoautoservizi.it.

Per info e prenotazioni e per chiunque dovesse avere necessità di un supporto negli spostamenti può mettersi in contatto con la segreteria tramite il numero telefonico 091.427460 (dal lun al ven dalle 9 alle 13) o tramite la mail info@tulime.org

Vi aspettiamo tutti!

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“Devo gettare tutti i semi? Proprio strano questo fico d’india..”. Volontari in arrivo, culture a confronto.

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Qualche giorno fa sono arrivati a Palermo i quattro volontari che Tulime Onlus ospiterà nei prossimi nove mesi, nell’ambito del progetto SVE “Social Environment & Natural Environment… a European comparision”. Hanno viaggiato con bagagli che parlano dei loro paesi e della loro vite, e altrettanto ne hanno con loro da esser riempiti con pezzi di una nuova esperienza. Siamo curiosi di conoscerli, di accompagnarli e farci accompagnare lungo questo percorso di novità e cambiamento: si sentono voci nuove in sede, risate diverse, lingue diverse. Diversi ma uniti da una voglia di scoperta, di confronto e di impegno che sembra poter esser percepita già dai primi incontri e dagli abbracci che già si scambiano, dopo pochi giorni di convivenza. Ho avuto il piacere di iniziare ad ascoltare le loro storie, le motivazioni che li hanno spinti a partire, le loro paure, le loro passioni, le loro diversità. C’è chi già girovaga per la città, chi tiene a “personalizzare” la propria stanza, chi prova a pronunciare le prime parole in italiano, chi si è già appassionato allo street food palermitano e torna a casa con fumanti arancine, chi non ha perso tempo per andar a gettar una prima occhiata al mare. C’è qualcosa di estremamente magico e divertente in ogni nuovo incontro culturale, nei viaggi che uniscono uomini e donne: come quando c’è chi è già entrato in panico non sapendo che farne dei semini incontrati mangiando un fico d’india che gli viene offerto. Ti accorgi ad un certo punto che c’è chi li tiene silenziosamente in una mano, scartandoli pazientemente uno per uno… chi rumorosamente tenta di sminuzzarli con i denti…
Sono ragazzi nei quali mi rispecchio, non solo in quanto miei coetanei, ma per l’esperienza comune del Servizio Volontario Europeo che, per loro, è appena iniziata. In quanto loro mentore, mi auguro che essi possano sempre sentirsi quanto più liberi da timori, carichi di spirito di iniziativa, che possano imparare molto di nuovo e condividere quanto già sanno, che riescano sempre a ricercare la bellezza in tutto quello che fanno, che possano riconoscere un valore in ogni scontro e ogni confronto, in ogni fallimento e ogni traguardo raggiunto. Spero che possano accettare le proprie paure, trasformandole in potenzialità, in trampolini di lancio, in simpatici sprazzi di autoironia.
La cosa più importante che auguro loro, e a me in quanto tutor, di non aver timore delle proprie fragilità ma di presentarsi a tutti coloro che incontreranno (e incontreremo) lungo questa esperienza in tutta la genuinità e umanità che ogni uomo e donna porta come un dono da scoprire e riscoprire. Vi lascio alle loro di parole; il primo dono che ci fanno sono i loro pensieri. Fanny, Eray, Felix e Elena ci raccontano così l’inizio della loro avventura, anzi, delle loro avventure..
Giulia
Arrivo sve 1
Sono venuta a Palermo perché mi sentivo persa nella mia stessa vita, perché ci sono tanti modi per vivere la nostra vita. Quindi, come devo scegliere il mio? Sono venuta qui per sperimentare un altro stile di vita (uno dei molti possibili) [...]. Le persone qui sono rumorose, pronunciano frasi con una melodia che sembra canzone: se gli parli in inglese, loro rispondono in italiano. Guidano come matti … ma ad essere onesta, mi piacciono già. Sono sempre gentili con me, mi aiutano se ho bisogno di qualcosa e mi sento sicura quando attraverso la strada. Perché dietro questo caos c’è un sistema che si basa sulle persone, sulle loro relazioni.
Fanny (Ungheria)
Arrivo sve 2
La vita ha sempre nuovi inizi e finali diversi. Le persone che hanno questa consapevolezza cercano sempre nuovi inizi. Palermo, è il mio inizio. Sono arrivato il 2 novembre [...]. Osservando ogni istante, a tutte le ore. Al mio arrivo ero solo un po’ confuso, perché sapevo di star per iniziare una nuova vita. Questo non è facile, soprattutto per me: è davvero difficile andare all’estero per un cittadino non europeo. Nonostante tutto, eccomi qui! [...] Ho alcune aspettative da questa magnifica esperienza SVE. Voglio conoscermi meglio, mi piacerebbe migliorare le mie capacità, imparare l’italiano, migliorare il mio inglese. Uno dei significati dello SVE è quello di sentirci più forti di prima nell’affrontare le difficoltà della vita. Mi auguro di condividere tanto con gli altri e di conservare tanti bei ricordi insieme a loro.
Eray (Turchia)
Arrivo sve 3
Arrivato a Palermo. Affascinato e risvegliato guardo tutto dall’aereo; poi il rumore dell’atterraggio e l’invito a scendere. Sono felice: provo una sensazione di piena soddisfazione che si evince anche dal mio volto. Sono entusiasta [...] non credo di esser a Palermo! Lo stile è talmente diverso! Sono tanto stupito da non riuscire nemmeno a parlare. [...]. Visito la Vucciria: non ho mai visto così tante persone in un posto solo.. è stupefacente… e la città risplende di luci meravigliose! Le strade sono piene di cani randagi, tra il caos del traffico: un’immagine crudele. A Palermo ognuno guida come vuole, suonando il clacson nel caos del traffico. Le case povere e le strade sporche si ergono accanto a splendidi edifici storici: che strano che mi è sembrato tutto questo!
Felix- Levin (Germania)
La mia vita, il mio modo. Quando ho ricevuto la notizia di esser stata selezionata come volontaria in una organizzazione in Sicilia, non potevo crederci! Ho deciso di intraprendere questa avventura, ho sentito che dovevo riprendere il controllo della mia vita. E così ho fatto. I primi giorni a Palermo, avevo paura! Qui tutti guidano come folli, sembra non esista un limite di velocità. […] Sono così tante le cose diverse dal mio paese. Non posso crederci: ho sempre pensato che l’Italia e la Spagna fossero simili, come sorelle.
Dopo il caotico primo giorno, camminando per la strada, ho cominciato a notare delle diversità preziose. Gli italiani non ti negano mai il loro aiuto, e hanno sempre un sorriso sul volto: è una città dove c’è sempre calore. Dovunque cammino trovo sempre una foto perfetta per Instagram, per non parlare della storia enorme che ti avvolge! Ogni giorno questa città caotica mi piace sempre più: sento di aver fatto la scelta giusta a venir qui. Sono sulla mia strada.
Elena (Spagna)

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No More Discrimination Against People with Albinism: un reportage fotografico

PWAPWA
La fotografia è una straordinaria macchina da scrivere composta da immagini invece che da lettere, in grado di far sorgere interrogativi sulla vita, mostrare esperienze e vivificare squarci di realtà a noi lontane, forse ancora del tutto sconosciute.
E così Federico Roscioli, un cooperante di Tulime che fa della fotografia la sua arte migliore, ci fa confrontare con un mondo lontano, spesso dimenticato, di cui forse, senza il suo contributo, non avremmo mai conosciuto così a fondo.
Le immagini raccontano una realtà diversa da quella dei “safari” e degli itinerari turistici. Durante la sua permanenza in Tanzania, Federico ha potuto, con l’aiuto di altri cooperanti già presenti, documentare le condizioni di vita della persone affette da albinismo che vivono nel distretto di Kilolo, Regione di Iringa.
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Albinismo è una parola derivante dal latino albus che significa “bianco”: si tratta di un’anomalia genetica che fenotipicamente si presenta attraverso la completa o parziale carenza di pigmentazione melaninica nella pelle, nell’iride e nella coroide, nei peli e nei capelli.
Tulime Onlus è impegnata dal 2012 nel progetto No More Discrimination Against People with Albinism (NMDAPA) a favore della popolazione con albinismo presente in Tanzania, in particolare nel distretto di Kilolo, nella regione di iringa. Uno degli obiettivi del progetto è quello di incentivare la conoscenza circa la condizione degli albini in Tanzania, sia in loco che in Italia, per promuovere, da una parte, l’inserimento di questi individui all’interno del tessuto sociale tanzaniano, anche attraverso l’accesso all’assistenza medica, e, dall’altra, incrementare a una maggiore consapevolezza sul tema all’interno della popolazione locale e nazionale. Sono in corso incontri e campagne di sensibilizzazione proprio sull’argomento. Inoltre sono già stati raccolti e si stanno fornendo occhiali da sole, cappelli e creme solari a chi è affetto da questa patologia.
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Ecco che le immagini di Federico si trasformano in piccoli ed intensi racconti, sono una raccolta di storie di vita, ricche di gioia e speranza, ma al contempo anche cariche di violenza.

Ci auguriamo che queste fotografie siano uno degli strumenti per dar voce ad una realtà che, ad oggi, voce non ha e che siano in grado di far conoscere e, perché no, anche affezionarsi al nostro progetto No More Discrimination Against People with Albinism in cui tanto crediamo.
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Chi è Federico Roscioli e perché la fotografia?
Chi è Federico Roscioli non lo so nemmeno io. Mi ritengo una persona curiosa e con molti interessi. Fondamentalmente è la curiosità che mi motiva. Nella fotografia ci sono nato, mio padre è un fotografo di matrimoni a Roma, quindi ho sempre avuto un rapporto con la fotografia e con la macchina fotografica. In realtà non ho mai preso in considerazione l’idea che la fotografia potesse diventare la mia professione, sia perché sarei stato in competizione con mio padre, sia perché non sono mai stato interessato alle feste o ai matrimoni. Nel 2011/2012 ho fatto uno stage sulla post-produzione fotografica con Claudio Palmisano al 10b Photography, studio di Francesco Zizola.
Arrivavano immagini di Yuri Kozirev della primavera araba, di James Natchway sullo tsunami in Giappone. Mi sono detto: “Io voglio fare questo nella vita!”.
Ed eccomi qui, ci provo.

Come hai conosciuto Tulime Onlus?
Ho conosciuto Tulime Onlus tramite i racconti di Rosa, una cooperante Tulimiana che da tanti anni collabora attivamente seguendo i progetti in corso. Rosa mi raccontava di Tulime, del suo approccio alla cooperazione di comunità, dei suoi viaggi e dei progetti che vengono portati avanti con l’aiuto dei volontari e delle comunità dei villaggi adottati.
Grazie alle sue parole e ai suoi racconti sentiti ed emozionanti, mi sono avvicinato, con la curiosità che mi contraddistingue, a Tulime Onlus ed ho scoperto di aver trovato una realtà interessante con la quale condividere non solo valori e principi, ma anche la possibilità di poter svolgere, come cercavo da tempo, un’esperienza in un paese Terzo.

L’Africa Subsahariana è una terra meravigliosa, così come la sua gente. Purtroppo però fanno spesso notizia le problematiche che la affliggono: fame, approvvigionamento dell’acqua potabile, mancanza di un sistema socio sanitario adeguato, … Pochi conoscono invece l’albinismo, le situazioni in cui vivono le persone affette da questa malattia e che, proprio in Tanzania, questa patologia è molto diffusa. Tulime Onlus è una delle poche associazioni che si occupa di questa realtà con il progetto No more Discrimination against Albinos avviato nel 2012 a favore della popolazione albina presente in Tanzania, in particolare nel distretto di Kilolo. Anche le istituzioni sembrano non interessarsi. Conoscevi già il problema? Perché hai scelto di trattare proprio questo tema?
Mi ero informato sui progetti che Tulime Onlus aveva attivi e subito è nato il mio interesse. È una tematica di cui avevo visto delle foto e che conoscevo solo in parte. Molte delle sfaccettature di questa realtà le ho scoperte solo dopo essere stato in Tanzania.
Ho provato a documentarmi ed è stato un argomento che mi ha tirato dentro da sé.
Ritengo che sia una situazione di violazione dei diritti umani gravissima soprattutto per uno stato “benestante” come la Tanzania e anche molto turistico (basta pensare a Zanzibar, al Kilimanjaro e ai parchi nazionali), quindi particolarmente esposto alla cultura occidentale.

L’Africa è un continente pieno di colori e profumi. In questo servizio fotografico non ci sono né colori né profumi. Le tue foto sono tutte in bianco e nero. E’ una scelta importante di fronte ad una malattia che vede nel colore della pelle la sua prima manifestazione. Come mai questa scelta?
Ho pensato questo lavoro in bianco e nero fin dall’inizio.
Un po’ perché è effettivamente una questione di pelle bianca e di pelle nera, un po’ perché la vera foto, quella senza tempo, quella che regala più emozioni, è in bianco e nero.
I colori, a volte, possono distrarre e io volevo che il messaggio fosse diretto.

Non c’è un unico soggetto protagonista e vengono rappresentate scene del vivere delle persone con albinismo completamente diverse, così come diversi sono i luoghi del loro abitare e del vivere quotidiano. Ci sono due tipi di foto: foto piene di gente e foto che invece inquadrano una sola persona, in primo piano o semplicemente perché sono dei ritratti. In queste due dimensioni sembra ci sia però un’unità molto forte. Qual è dunque la giusta lettura delle tue foto?
Il progetto nel suo insieme vuole rappresentare uno spaccato il più possibile completo della “questione albinismo” in Tanzania.
Il panorama è così ampio che necessariamente doveva comprendere più persone e zone del paese. Nonostante ciò, credo che tutte queste vite siano connesse dalla discriminazione e la totale assenza di prospettive future che ci si trovi nel centro governativo di Shinyanga o a Dar Es Salaam.

Le fotografie testimoniano una realtà che di solito si nega, una realtà di fronte alla quale molti vorrebbero voltare le spalle, come se non ci fosse … Questo reportage, se di reportage si tratta, ha un carattere di denuncia?
Ti rispondo con una citazione:
“Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia; il resto è propaganda.
Il suo compito è additare ciò che è nascosto, dare testimonianza e, pertanto, essere molesto.” (Horacio Verbitsky)

Gli scatti rapiscono volti e i luoghi in cui vivono le persone con albinismo, nel tentativo di rappresentare quella che è la loro condizione e i rapporti con le loro comunità. Ogni scatto racconta una storia. Che tipo di rapporto hai avuto con i protagonisti delle tue fotografie?
Il rapporto tra persone è dato dalle aspettative di entrambi.
Per questo io ci tengo a spiegare ai soggetti perché sono lì e cosa vorrei fare, quindi chiedo il permesso di scattare e poi magari scatto la prima foto dopo mezz’ora.
Nel frattempo si chiacchiera, per quanto possibile con un interprete di mezzo.
Ho percepito sempre speranza e comprensione nei miei confronti.

Quanto c’è di casuale in queste foto e quanto di preparato? C’è un accordo tra te e il soggetto, nel senso che tu sei al servizio del soggetto oppure aspetti il soggetto e poi scatti?
Nulla è casuale e nulla è preparato.
La foto c’è sempre, bisogna solo andarsela a cercare, muoversi, guardare ed aspettare, non faccio altro.

Le fotografie che vedono protagonisti persone con albinismo sono il risultato di una serie di incontri che si sono tenuti con loro. La macchina fotografica a volte può risultare “ingombrante”, vista come una barriera tra il fotografo e il soggetto che può sentirsi a disagio o spaventato. In Africa, soprattutto una realtà come questa richiede sicuramente una certa sensibilità nell’affrontare e superare alcune barriere culturali e fisiche che si possono presentare durante l’incontro di comunità diverse.
Quanto è stato, se è stato, difficile per te vedere e raccontare questa realtà?
Per me la macchina fotografica viene dopo. C’è, ce l’ho in spalla, ma posso anche non usarla, è più importante che chi mi sta davanti sia a suo agio. Oltre alla macchina fotografica, risultata a volte una barriera, c’era anche il mio colore della pelle, bianca, e quello dei miei capelli, il biondo a farmi distinguere in Africa.
Le difficoltà però sono state principalmente logistiche, ma si supera tutto.

La prima volta in Africa. La prima volta con Tulime Onlus. Questo come ha contribuito alla definizione del tuo lavoro?
Tulime Onlus mi ha dato un aiuto enorme per ambientarmi, per sapere come muovermi, per capire dov’ero. Non avrei potuto fare lo stesso da solo.
Nel villaggio di Pomerini, dove sono stato ospite a casa Tulime, è stato come essere in viaggio con gli amici, in un’atmosfera sempre serena e cordiale.

Pre Africa – Post Africa. Qualcosa è cambiato in Federico?
Si, la voglia di ripartire, anche se per una nuova meta.

Di albinismo se ne parla ancora troppo poco. La fotografia può davvero aiutare il mondo a capire realtà ancora semi sconosciute come questa? Pensi che, come fotografo, sia una tua responsabilità fornirne un’interpretazione?
Le fotografie pubblicate sui più importanti giornali del mondo hanno mosso le coscienze degli americani portando alla fine della Guerra in Vietnam.
Il fotogiornalista può anche fare un lavoro impeccabile (e al momento attuale ha tutti gli strumenti a disposizione per farlo), ma se i mass media non forniscono al pubblico un’informazione completa è tutto vanificato.

Esiste un rapporto direttamente o inversamente proporzionale tra l’informazione che la fotografia ci vuole regalare e il pathos che vuole suscitare. Siamo abituati ormai a visioni pietistiche di determinati difficili argomenti e si rimane sempre più colpiti da fotografie o immagini che ci suscitano un forte e veloce impatto emotivo, ma che nel loro essere sono effimere. Esistono quindi foto dall’effetto WoW e invece i racconti di immagini. L’incontro tra informazione ed emozione e il loro equilibrio rendono diverse le fotografie.
Cosa ne pensi, anche rispetto al tuo lavoro?
Io non sono mai soddisfatto delle mie foto, quindi non posso riferirmi ad esso.
In generale più informazioni sono presenti in una foto e più la foto è interessante e ci fa soffermare sull’argomento.
L’informazione non deve essere unilaterale, ma coinvolgere e lasciarci qualcosa dentro, che si tratta di un dato statistico, di un’immagine o di un’emozione.

E’ la società dell’immagine, bombardata da immagini. Esistono molti canali di diffusione. Ad esempio tu hai scelto il Washington Post. Qual è il tuo criterio di scelta?
Io non ho scelto il Washington Post, ma il Washington Post ha scelto me.
Ogni mio lavoro viene proposto a tutti i contatti che ho.
Per questo progetto in particolare ho ricevuto risposte molto positive dalle testate estere, anche se la maggior parte aveva già trattato l’argomento, ma solo il Washington Post è stato interessato a pubblicare le foto.
Per l’Italia invece vale un discorso a parte perché non c’è proprio interesse degli editori al riguardo.

Tutte le fotografie si possono visionare sul sito: http://www.washingtonpost.com/news/in-sight/wp/2014/10/06/persons-with-albinism/ e sul sito personale di Federico: http://www.federicoroscioli.com/Persons-With-Albinism

Francesca Maria Pozzi

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Auguri Laura e Giovanni!

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Il 20 settembre Laura e Giovanni si sono sposati!
Due cooperanti speciali, che hanno deciso di dare un contributo importante a Tulime proprio in occasione del loro matrimonio, omaggiando i propri ospiti con piccole pergamene “firmate” Tulime Onlus al posto delle classiche bomboniere. In questo modo hanno dato il loro sostegno al progetto Bee Together e Distretto frutticolo.
Cari Lara e Giovanni, vi auguriamo di realizzare tutti i vostri sogni e che serenità, felicità e complicità vi siano compagni per tutta la vita.
Nel ricordo del vostro giorno più bello, Asante sana (“GRAZIE”) e un safari njema (“buon viaggio”) di tutto cuore da Tulime onlus!

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Ufficio Progettazione: un nuovo responsabile, Giulia Raciti

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C’è un nuovo volto nell’ufficio di Progettazione di Tulime Onlus: è Giulia Raciti.
Palermitana di origine e laureata alla Magistrale in Cooperazione e Sviluppo nel 2013, conosciamo già Giulia per le sue bellissime riflessioni che nel corso dello scorso anno abbiamo letto sul nostro blog http://noicoltiviamo.wordpress.com/ riguardanti la sua esperienza in Tanzania con Tulime in occasione del Servizio Volontario Europeo. Per sei mesi, insieme agli altri cooperanti, Giulia aveva messo a disposizione le sue conoscenze seguendo il Progetto Albini, Mani d’Africa e diverse attività sulla prevenzione dell’Hiv.
Ad oggi, è Coordinatrice del Gruppo che si occupa dello studio di nuovi bandi, di analisi di contesto, della progettazione di nuovi interventi ed attività di cooperazione internazionale e nel territorio, oltre che della progettazione nell’ambito del Programma Erasmus Plus.
Giulia è inoltre coordinatrice dei volontari in Servizio Volontario Europeo a Palermo, con i quali organizza eventi di found raising e attività sul territorio.
In bocca al lupo!

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Settembre: si torna a scuola con un nuovo progetto! – “Nuove finestre sul mondo– Cooperazione allo sviluppo e immigrazione”

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Sono terminate le vacanze e siamo pronti a ricominciare un anno di attività insieme alle scuole all’insegna del Progetto Scuola e dei suoi percorsi didattici.
Quest’anno il Progetto Scuola si amplia con Nuove finestre sul mondo – Cooperazione allo sviluppo e immigrazione, un nuovo itinerario didattico rivolto alle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, le Scuole Europee di Varese e di Bruxelles 1.
Nuove finestre sul mondo – Cooperazione allo sviluppo e immigrazione, in partenza ad ottobre 2014, avrà la durata di dodici mesi e vede come proponente l’Ente Nazionale dei Giuseppini del Murialdo- ENGIM, coinvolgendo una rete di partner pubblici e privati e garantendo la realizzazione di un intervento qualificato su tutto il territorio nazionale. Di questa rete fa parte Tulime Onlus che, come partner, gestirà direttamente gli interventi nelle scuole in Sicilia, Puglia, Sardegna, Lazio, Piemonte.

Il progetto vuol favorire il dialogo interculturale e la convivenza solidale tra cittadini del mondo attraverso una maggiore consapevolezza dei problemi del sottosviluppo e delle cause dei flussi migratori. In particolare, contribuire alla sensibilizzazione e all’educazione dei giovani sulle tematiche legate alla cooperazione allo sviluppo e alla condizione dell’immigrato e rifugiato, attraverso percorsi didattici volti a una corretta informazione e al superamento di pregiudizi.

Tramite un approccio fortemente partecipativo, si inviteranno docenti e studenti ad interrogarsi principalmente sull’esperienza umana di un immigrato o rifugiato riuscito a superare una condizione di povertà e di conflitti interni nel proprio paese e l’attività condotta dalla cooperazione italiana in quello stesso paese per aiutarlo a migliorare la sua situazione.

Le scuole interessate a partecipare potranno farne richiesta inviando una mail all’indirizzo:info@tulime.org

Per eventuali ulteriori informazioni rivolgersi a: Veronica Schiera (veronica.schiera@gmail.com)

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Nuovi finanziamenti dalla Chiesa Valdese


Anche quest’anno la Chiesa Valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi) ha deciso di sostenere Tulime Onlus finanziando due progetti.
- Progetto “No more Discrimination against Albinos (fase 3)”
- Progetto “Miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie della popolazione del villaggio di Kitowo (distretto di Kilolo, regione di Iringa, Tanzania), tramite l’accesso e fruibilità dell’acqua potabile”.

Entrambi i progetti vedono beneficiari le comunità dell’altopiano tanzaniano, in particolare il villaggio di Kitowo e tutto il suo distretto.

Grazie al progetto No more Discrimination against Albinos, attivo dal 2012, sono già stati raccolti e si stanno distribuendo numerosi occhiali da sole, cappelli e creme solari a chi è affetto dalla patologia dell’albinismo. A fronte dell’impegno e alla passione dei volontari e dei ragazzi del Servizio Volontario Europeo, si è riusciti a dare il nostro supporto a parte della popolazione albina del distretto di Kilolo e alle loro famiglie, promuovendo la loro integrazione nella comunità, facilitando l’accesso all’assistenza medica e favorendo la conoscenza circa la condizione degli albini in Tanzania, sia in loco che in Italia.
Con questo finanziamento ci auguriamo di proseguire il nostro operato, estendendo le nostre cure su un territorio ancora più vasto e attivando una capillare campagna di sensibilizzazione presso numerose scuole del Distretto di Kilolo

Il secondo è un progetto nuovo. Finanziato al 90% dalla Chiesa Valdese e per il rimanente 10% da Tulime, la costruzione del pozzo è prevista a partire gennaio 2015 ad opera degli stessi abitanti del villaggio di Kitowo con il supporto tecnico e la supervisione di Tulime Onlus in partnership con l’associazione locale MAWAKI.
In Tanzania, molte zone rurali rimangono escluse dall’accesso all’acqua e laddove è presente un sistema idrico, non sempre l’erogazione è garantita e continuativa: la popolazione è così costretta ad attingere a pozzi lontani chilometri o ad acquistare a caro prezzo sacche o taniche di acqua. La mancanza di acqua pulita, inoltre, costituisce una delle più comuni cause di morte per gli abitanti dei villaggi.
Obiettivo del progetto è, quindi, quello di far fronte all’emergenza acqua riscontrata del villaggio di Kitowo, al fine di garantire la costante fornitura di acqua pulita ed accessibile, così che donne e bambini possano dedicare il loro tempo alla cura della famiglia e all’istruzione, invece di trascorrere gran parte della giornata alla ricerca di acqua.

Con energia e passione, affrontiamo queste due nuove sfide!

Altre info: http://www.ottopermillevaldese.org/

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Inaugurata la sala operatoria a Kilolo in Tanzania

Il 24 luglio nell’ospedale di Kilolo, sugli altopiani della Tanzania meridionale, è stata inaugurata una sala operatoria realizzata grazie al finanziamento di Maria Luisa e Zina Picciuca, in collaborazione con […]

Sala operatoria 2
Il 24 luglio nell’ospedale di Kilolo, sugli altopiani della Tanzania meridionale, è stata inaugurata una sala operatoria realizzata grazie al finanziamento di Maria Luisa e Zina Picciuca, in collaborazione con noi e l’associazione partner Mawaki.
La cerimonia di inaugurazione ha visto protagonisti oltre alle autorità locali, i nostri volontari di e l’associazione Mawaki insieme a tutta la comunità locale: è stata l’occasione per ricordare Giovanna Sausa: “Nella vita terrena si è sempre resa disponibile nei confronti di chi aveva bisogno soprattutto dei più sofferenti, insegnandoci il grande valore della solidarietà umana” ricordano le figlie. Cinque anni fa, a Palermo, Giovanna attraversava una strada dove il limite di velocità consentito è di 50km orari e viene investita da un’automobile che viaggiava a circa 150 km orari.
“La nostra scelta di finanziare un servizio a favore della vita umana è stata determinata dal bisogno di dare un senso alla sua tragica e assurda morte e dalla convinzione che in questo modo lei continuerà a vivere ed a servire gli altri così come durante la sua esistenza”: sono le parole delle figlie Maria Luisa e Zina che ancora adesso combattono e scrivono alle autorità italiane per cambiare la legge sull’omicidio stradale e che hanno deciso di devolvere l’intera somma dell’assicurazione ad organizzazioni no profit per realizzare opere utili a favore di comunità svantaggiate.
Tra i beneficiari di questa somma proprio Tulime Onlus che, con il partner locale in Tanzania, Mawaki, ha deciso di costruire una sala operatoria accanto all’ospedale di Kilolo.
Oggi in Tanzania, come in tutto il resto dell’Africa Sub Sahariana, le condizioni igienico sanitarie e le strutture mediche esistenti non sono ancora assolutamente sufficienti né efficienti rispetto alle richieste e alle necessità della popolazione. Le condizioni in cui i medici svolgono il loro lavoro sono molto spesso precarie e le distanze da percorrere per raggiungere i primi dispensari o ospedali più vicini sono notevoli considerando soprattutto l’inaccessibilità delle strade durante la stagione delle piogge.
La sala operatoria garantisce un significativo potenziamento del servizio sanitario nel territorio di Kilolo, in supporto ai dispensari e all’ospedale esistente. Un grande traguardo raggiunto dopo un cammino durato quasi cinque anni, un punto di partenza per un servizio sempre piu’ efficiente che ha visto la collaborazione attiva di tutta la comunità che ha compreso e condiviso lo spirito con il quale sono iniziati i lavori di costruzione della sala operatoria. L’edificio, costruito nel rispetto delle tecnologie e con i materiali tradizionali, costituisce un presidio importante per tutte le comunità dell’altopiano e per i medici che potranno operare in un luogo confortevole e sicuro.
Per sapere di più riguardo alle fasi costruttive nel corso degli anni, leggi anche:

http://www.tulime.org/2013/08/07/kilolo-la-costruzione-della-sala-operatoria-aggiornamento/

http://www.tulime.org/2011/10/13/sala-operatoria/

Sala operatoria 1

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TULIME: coltivare dialogo, divenire scambio – La cooperazione di comunità come ricerca di uno spazio condiviso di crescita

E’ questo il titolo dell’articolo pubblicato su La Quarta Stanza, rivista culturale nata con l’intento di promuovere le attività del pugliese Laboratorio Collettivo (http://laboratoriocollettivo.weebly.com/) , ma anche per dare voce […]

La Quarta Stanza n°14 pdf-1
E’ questo il titolo dell’articolo pubblicato su La Quarta Stanza, rivista culturale nata con l’intento di promuovere le attività del pugliese Laboratorio Collettivo (http://laboratoriocollettivo.weebly.com/) , ma anche per dare voce a diverse realtà artistiche, cuturali, noprofit, …
Per l’ultimo numero la rivista ha deciso di dedicare un articolo proprio a Tulime Onlus, alla sua storia, alle sue attività e soprattutto ai principi e le modalità che ne regolano il suo operato.
Dietro al nome Tulime Onlus si celano significati profondi, si richiamano racconti di viaggio, esperienze di vita, si intrecciano i valori e gli obbiettivi delle sue attività, sogni, ricordi e nuovi propositi.

“Tulime” vuol dire “coltiviamo!”, coltivare vuol dire pazientare e nutrire speranze per gli altri, per noi stessi. Le nostre speranze si basano sul potere offrire un aiuto concreto e sostenibile nel tempo, un aiuto che sia a vantaggio di uno sviluppo comunitario e che diventi strumento delle comunità stesse, in un’ottica di vero auto-sviluppo. La nostra speranza non è solo la crescita degli altri ma, prima di tutto, la nostra di crescita.
[...] “Tulime” ci riporta ad una serie di significati legati al lavoro paziente nei campi, agli sforzi che esso richiede, al tempo e all’attenzione che merita: significa coltivare la speranza dell’incontro e di una comprensione reciproca che trasformi le diversità in basi solide di sostegno reciproco. È la speranza nel cambiamento, nella creazione di un mondo più giusto e più equo, che possa godere di una visione più solidale, ecologica, di apertura all’altro. È a questo che mira l’impegno dei tanti volontari, uomini tra e per gli uomini, donne tra e per le donne, che non smettono di credere che si possa contrastare il dilagante scoraggiamento con un ottimismo che si basi su una comprensione vera, un aiuto ragionato, concreto, rispettoso nei tempi e nelle modalità. [...]
da La Quarta Stanza, n.14.
Noi di Tulime cogliamo l’occasione per ringraziare La Quarta Stanza (https://www.facebook.com/CollettivoLaQuartaStanza?fref=ts) per la sua collaborazione e per averci dato la possibilità di essere presenti all’interno del nuovo numero! Un grazie anche a tutti coloro che hanno partecipato alla stesura e alla pubblicazione dell’articolo ed alla sua buona riuscita!
Non vi resta che leggere l’articolo!

http://www.youblisher.com/p/934388-La-Quarta-Stanza-n-14/

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Approvato il nuovo progetto Sve promosso da Tulime Onlus, dal titolo “Social Environment & Natural Environment … an European comparison”: iniziano le selezioni dei volontari

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Il nostro nuovo progetto SVE si intitola ” Social Environment & Natural Environment … an European comparison “.
Tulime Onlus ospiterà nella sua sede di Palermo 4 volontari di diverse nazionalità: Spagna, Ungheria, Turchia e Germania, per un periodo di nove mesi (Novembre 2014- Luglio 2015). I ragazzi affiancheranno il coordinamento nazionale e il fundraising, organizzando eventi e partecipando alla vita e alle attività di Tulime Onlus, tramite laboratori ed attività diverse volte a promuovere i valori della diversità e della cooperazione, della cultura dell’accoglienza e della solidarietà, di uno stile di vita salutare, dei valori dell’ecologia, della cittadinanza attiva, del confronto interculturale.
Guidati da tutors esperti, conosceranno la città di Palermo e molti aspetti legati alla cooperazione di comunità e all’ambiente naturale della Sicilia, tramite anche collaborazioni con alcuni operatori del settore Educazione Ambientale e workshop di formazione.

Scopri tutti i dettagli nel bando:
Bando-it (329 download )
Call-en (279 download )

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