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La regina vive: asante sana, Mama Afrika (Miriam Makeba)

La chiamano Mama Afrika, il suo nome completo è Zensile Makeba Qgwashu Nguvama Yiketheli Nxgowa Bantana Balomzi Xa Ufnu Ubajabulisa Ubaphekeli Mbiza Yotshwala Sithi Xa Saku Qgiba Ukutja Sithathe Izitsha Sizi Khabe Singama Lawu Singama Qgwashu Singama Nqamla Nqgithi (fonte: Time 29/02/1960). Per tutti MIRIAM MAKEBA. Una regina.

Stava cantando sul suo trono naturale, il palco. E, come una regina, stava lottando per combattere un’ingiustizia della nostra terra che sta colpendo un suo giovane amico, Roberto Saviano.
Per ricordare la sua figura e la sua arte messa sempre al servizio dell’impegno politico non c’è bisogno di scrivere molte parole: basta rileggere quelle di un altro suo vecchio amico. Uno che, come lei, ha lottato per un’ingiustizia che aveva colpito la sua terra…

Proprio riferendosi alla sua musica, Nelson Mandela scrive: “Amo tutti i tipi di musica, ma la musica della mia carne e del mio sangue mi va diritta al cuore. La singolare bellezza della melodia africana sta nella sua capacità di risollevare lo spirito anche quando racconta una storia triste. Puoi essere povero, disoccupato, puoi vivere in una baracca sgangherata, eppure quella melodia ti infonde speranza. Spesso la nostra musica narra le aspirazioni della gente, e accende una carica politica anche in coloro che altrimenti sarebbero indifferenti. Vasta vederne l’effetto contagioso nei raduni africani. La politica può essere supportata dalla musica, ma la musica ha una forza che va aldilà della politica”.
- Nelson Mandela, Lungo cammino verso la libertà, p. 177, Feltrinelli.

Questo video è stato realizzato qualche anno fa… era la prima volta che andavo in Africa e meglio di questa canzone non c’era niente per descrivere le emozioni che avevo provato

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Se non vivremo tutti come fratelli…moriremo tutti come stolti: il regalo di Loredana.

Il regalo di LoredanaQualche anno fa, quando si è sposato mio fratello, mi sono accorta che non avevo un bel vestito da mettermi per quella occasione così speciale. Alla fine me lo sono fatto prestare da una mia collega che aveva compiuto da poco 50 anni e se lo era comprato. Era bellissimo e mi stava benissimo.Da quel momento ho sempre pensato che, almeno per i miei 50 anni, mi sarei comprata un bellissimo vestito per festeggiare con parenti e amici.

Sono arrivati i 50 anni (prima o poi arrivano) e io non mi sono comprata il vestito.

La settimana prima della mia festa sono stata in malattia, quindi (grazie a Brunetta) segregata in casa dalle 8 alle 20 con stacco dalle 13 alle 14. Poi si è ammalato anche mio figlio e quindi non potevo uscire nemmeno dalle 13 alle 14. Ho avuto così modo di preparare la mostra con le foto e gli oggetti che gentilmente mi aveva portato Andrea a casa, ma non sono riuscita a organizzare un bellissimo pranzo e ordinare una bella torta come lo richiederebbe una festa qualsiasi, figuriamoci quella dei 50 anni!!!!!!!!!

Andrò dal parrucchiere una volta l’anno e almeno per i 50 anni ci volevo andare e invece…niente. Non mi metto mai lo smalto. Tutte si fanno i disegnini sulle unghie tutti i giorni, io nemmeno per i 50 anni.
Insomma ormai avevo mandato gli inviti via mail, sms, telefono ma non ero ancora pronta per la festa.
Mi sembrava che mancasse tutto,vestito, parrucchiere, mostra (avrei voluto stampare altre foto, fare altri cartelloni), rinfresco (mio marito già lo avevo caricato di cose da fare e comprare e non potevo chieder di più), torta.

E’ arrivato il venerdì: la festa-mostra durava da venerdì a domenica. Sul cancello di casa ho scritto “E’ QUI LA MOSTRA !!!” (intendendo la festa- mostra-mercato e non la festeggiata!!)

Il venerdì sono venute le mie colleghe maestre che hanno apprezzato tutto, specialmente la parte dedicata alle scuole. Ho messo foto delle aule, dei bambini, delle scuole vecchie, delle scuole nuove, l’uso del viboko, le cartine geografiche fatte con i sassi ecc… Ho fatto un cartellone “Impariamo dall’africa” dove ho messo il proverbio africano: “Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio” e vicino un foglio con scritto “..Altro che maestro unico !”

Poi una frase di un vecchio iniziato bambara indirizzata a Maria stella Gelmini: ”Se volete salvare delle conoscenze e farle viaggiare attraverso il tempo, affidatele ai bambini” !!!!!! Le mie colleghe hanno apprezzato molto e alcune di loro hanno proposto un gemellaggio fra scuole. Alla prossima riunione a scuola ne parleremo ufficialmente e vi faremo sapere.

Il sabato a pranzo sono arrivati i parenti presentandosi alla grande!!! Mio zio Umberto è arrivato suonando “tanti auguri a te” con la tromba partendo dal cancelletto esterno. Oltre alla mia grande commozione… Quale pubblicità migliore!! Tutto il quartiere si è reso conto che c’era una festa alla grande !! E poi ero tanto preoccupata della torta e invece si è presentata mia zia Rina con una crostata gigante a forma di 50 fatta senza uovo (mio figlio è allergico). Quale regalo più grande ?!

Con il fatto che avevo detto di non comprarmi regali, ma solo offerte per l’Africa, la gente ha fatto le offerte e ha comprato gli oggetti africani ma poi si è anche sbizzarrita a fare ”regali non commerciali”, “regali non-regali” secondo l’uso comune del termine. E’ stato bellissimo: ho ricevuto oltre che “tanti auguri a te” sempre con la tromba anche una bellissima “ave maria” prima di mangiare (quella è stata la nostra preghiera che si è innalzata verso il cielo e anche verso il vicinato), la crostata gigante, vino, la felpa di tulime, i fiori, le piante, un biglietto della lotteria e tanta tanta solidarietà.

La domenica sono arrivati i vicini, gli amici, i compagni di scuola di Angelo.. insomma tutto è stato molto bello e non ho sentito nemmeno la stanchezza. E’ venuto anche un mio amico, Massimo, che è claudicante e non-vedente. Mentre tutti stavano mangiando al rinfresco lui ed io siamo scesi per le scale (non è facile per lui senza corrimano) e abbiamo VISTO TUTTA LA MOSTRA. INSIEME. Gli ho raccontato tutto quello che c’era e ha toccato tutto quello che poteva toccare. Ha dato una offerta e ha scelto (toccandola) una collanina scura con una conchiglia in mezzo bianca bellissima e se l’è messa al polso girandola 2 volte. Il giorno dopo mi ha telefonato per ringraziarmi perché la mostra gli era piaciuta molto. Per me è stata veramente una gioia “vedere la mostra” con lui.

Le altre soddisfazioni più grandi sono state quelle di aver:

-sentito la mia famiglia molto partecipe: mio marito in tutti gli aiuti tecnici soprattutto per i computer, –Francesca per il suo abbigliamento africano, le foto, i video e le musiche al computer, mio figlio Angelo per la sua generosa offerta . Aveva dato tutti i suoi risparmi a Cesare, il fratello di fra Paolo, quando è andato in Africa e ora il suo salvadanaio era costituito da ben 5 euro dategli dal “topolino” per il dente caduto. Ebbene ha messo il tutto nella cassetta delle offerte senza dire niente. Poi è venuto da me e mi ha detto: “anch’io ti ho fatto il regalo che volevi”;

trasformato gli ingredienti che avevo in casa in belle idee. Ho fatto dei dolcetti di salame di cioccolata e altri di ricotta e cocco tutti a pallini. Risultavano tutti pallini bianchi e neri soprannominati “dolcetti della solidarietà”:

ho improvvisato una torta, sempre con gli stessi ingredienti ,che aveva la forma di yng e yang (quindi bianco e nero) in armonia con il tema;

avevo per casa delle zanzariere non montate che mi davano impiccio e non sapevo dove “nasconderle” .Poi invece le ho usate come pannelli espositori per le foto ed erano bellissime. Sembravano fatte apposta. (fino alla prossima mostra di Natale penso rimarrò senza zanzariere tanto le zanzare non ci sono più o quasi);

socializzato e animato un quartiere “mortorio” e borghese come il nostro;

aver lanciato un’idea di festa alternativa in un ambiente non abituato a simili cose;

aver fatto sensibilizzazione verso l’Africa;

ci siamo fatti conoscere come Tulime;

come punto di riferimento ormai ci hanno adocchiato e quindi chissà che in futuro da cosa nasca cosa;

sono venuti molti ragazzi interessatissimi;

i giovani e anche i meno giovani si sono calati nell’atmosfera e hanno “giocato” con noi seguendo le proposte di indossare il kanga, togliersi le scarpe e portare le ceste sulla testa;

grandissimo pubblico di artisti che ha apprezzato le foto di Andrea;

la lavorazione della terra non si è fatta per” mancanza di personale addetto” perché dovevamo stare appresso al banchetto delle vendite, al rinfresco, alla spiegazione delle foto, a rispondere al telefono per gli auguri, a spiegare la strada alla gente e a ricevere degnamente gli ospiti tra cui una ragazza serba che starà qui con noi per un mese per uno scambio tra università con Francesca;

ovviamente vincente la presenza di fra Vincenzo;

la coincidenza che venissero i ragazzi la sera di Halloween a chiedere “dolcetto o scherzetto”i è stata interessantissima. La festa pagana si è trasformata in una visita socio-culturale formativa e interessante. I ragazzi entravano, chiedevano, si sedevano, guardavano, toccavano, mangiavano e rimanevano a bocca aperta a sentire fra Vincenzo. Erano interessatissimi;

la gente è stata tutta contenta specialmente per aver trovato qualcosa da mangiare perché avevo detto loro che, per restare in tema con l’africa con l’africa , proponevo un “digiuno di solidarietà”. Poi ho pensato che l’ospitalità è sacra e ho preparato un po’ di cose;

Ho mandato poi a tutti una mail di ringraziamento con una frase di M. L. King che non ci stava niente male soprattutto in questi giorni in cui è stato eletto negli Stati Uniti il primo presidente di colore

Insomma è andato tutto benissimo nonostante non c’era niente di tutto quello che avevo sempre immaginato della mia festa dei 50 anni: la festa a sorpresa dove se non altro mi risparmiavo la fatica di preparare il rinfresco, la mostra, fare gli inviti, la cena di gala in un ristorante chic dove sfoggiare il mio vestito nuovo, le foto bellissime non alla mostra, ma a me (la mostra n°2) con i capelli ben messi e le unghie tinte

Il giorno dopo sono tornata al lavoro e ho trovato ben 4 colleghe con un nuovo taglio di capelli. Mi è venuto da sorridere perché mi ero completamente dimenticata che volevo andare dal parrucchiere . Loro non erano venute alla mostra ma…mi hanno dato una busta con 90 euro che avevano raccolto anche con altre colleghe di un altro nido che dista circa 6 km.. “Cavoli- ho pensato-, avrò tutti i capelli al vento ma…il vento della solidarietà ha soffiato anche più lontano di quanto pensassi”.

Asante sana a tutti voi che siete arrivati a leggere fin qui.

-Loredana

In particolare il nostro “villaggio” di Roma devolve il proprio contributo per il villaggio di Masege (quello con quel bel laghetto con le ninfee). Abbiamo raccolto in tutto ben 1750 euro di cui 840 di offerte e 910 di vendita di oggetti. Vi ringrazio di tutto cuore a nome dei nostri fratelli africani che direbbero “ASANTE, ASANTE SANA”. Vi ringrazio soprattutto perchè in questi tre giorni ho vissuto con voi un grande sogno…quello di vivere come fratelli…
“Se non vivremo tutti come fratelli…moriremo tutti come stolti” (M.L: King)

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Un “Forza Napoli” dalla Tanzania – Una fede intercontinentale.

Il Napoli visto dalla Tanzania

Il Napoli visto dalla Tanzania

Iringa (Tanzania) – L’Italia è lontana centinaia di migliaia di kilometri, eppure la fede per il Napoli non ha distanza. Capita cosi’ che un giorno in un negozio della vicina città di Iringa conosco un ragazzo: Imani, un mzungu come me, ma di cittadinanza Tanzaniana e di madre greca. Imani vive in Tanzania dalla sua infanzia, adesso ha un negozio di “informatica”: vende cd, tastiere, mouse, ma soprattutto ripara computer.

E fu proprio in un’occasione del genere che lo conobbi, lo scorso anno, durante il mio viaggio. Siamo diventati amici, condividendo la stessa passione per il calcio. Lui tifoso dei Red Devils del Liverpool, io, ovviamente, del Napoli. Il suo lavoro e il suo negozietto vanno abbastanza bene: gli permettono di avere un tenore di vita decisamente superiore alla norma. Ha una bella casetta, accomodante, la televisione e soprattutto un abbonamento alla pay per view che gli permette di vedere il calcio d’oltre oceano, serie A compresa. Oggi penso si sia pentito di avermi detto questa cosa…

Quest’anno dall’Italia ho portato un regalo speciale per lui per “iniziarlo” alla fede del Napoli: la maglietta ufficiale della squadra. Così piano piano, senza abbandonare la sua fede originaria, ha iniziato ad appassionarsi alla mia squadra a tal punto da invitarmi a casa sua ogni qualvolta la tv satellitare ne trasmette le partite. Che dire…emozionante vedere il Napoli dall’Africa!

Siamo io e lui, entrambi con la maglietta ufficiale, sciarpe e capellino, sembra di essere al San Paolo! Se aggiungiamo che questa sinergia porta anche bene (Napoli primo in classifica)…cosa dire…Forza Napoli! … anzi, per dirla alla tanzaniana: “Hongera Napoli“,

-Alessandro

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Tulime 2.0

L’associazione di cooperanti Tulime fa il suo ingresso nei canali del web 2.0: WordPress, Facebook, YouTube e Flickr, nonché i canali di social bookmarking. E lo fa con l’obiettivo di accrescere il coinvolgimento, l’ascolto e la partecipazione sia nel suo progetto associativo in Italia che nei suoi progetti di cooperazione nei villaggi della Tanzania.

LEGGERE – Questo blog, “noi coltiviamo”, verrà scritto non solo dai volontari dell’associazione, dall’Italia e dalla Tanzania, ma da tutti quelli che vorranno condividere pensieri e parole con tutti gli altri. Aprire un blog è stata una necessità dettata dall’esigenza di dare risposta a quanti, rivolgendosi agli operatori dell’associazione o a chi ha fatto un viaggio con Tulime, chiedono: “Cosa fate in Africa? E in Italia?”. Le risposte possibili sono tante, forse troppe. La più semplice, nonché efficace è quella che ha dato il titolo al blog: «NOI COLTIVIAMO».

COINVOLGERE – Facebook è il social network del momento: quanti chili di inchiostro sono stati versati sui giornali e quanti servizi sui vari rotocalchi televisivi avete visto su questo fenomeno? C’è chi lo ha condannato e chi invece ne ha fatto uno strumento per fare nuove amicizie o per mantenere quelle che già aveva su altri canali. Tulime si è orientata su quest’ultima interpretazione del fenomeno: in meno di una settimana, al gruppo “Tulime” si sono iscritte già 300 persone. Amici, parenti, amici degli amici o perfetti sconosciuti: stanno partecipando tutti all’evoluzione del gruppo e ad amplificare l’eco di una testimonianza che, anche attraverso la possibilità di segnalare eventi sparsi in tutta Italia, sta diventando collettiva. Nei prossimi giorni verrà lanciata la “causa” per il progetto “Un passaggio per la vita” finalizzato alla raccolta fondi per l’acquisto di un’ambulanza: mezzo che si sta dimostrando sempre più necessario per gli abitanti dei villaggi tanzaniani con i quali coopera Tulime.

VEDERE – Su Youtube è stato aperto il canale “Coltiviamo” attraverso il quale le persone,i luoghi e i progetti dell’associazione possono essere VISTI.
Su Flickr ci sono le più belle fotografie scattate in Tanzania da chi ci è stato, ma anche quelle degli incontri fatti in Italia. Nel gruppo “Wasafiri” è possibile ammirare alcune delle fotografie che verranno esposte nella mostra omonima che verrà allestita a metà dicembre (dal giorno 12 al 24) a Palermo.

INFORMARE – A fare da recinto al questo vivaio di siti, Tulime si è posizionata anche su canali di social bookmarking (Kipapa, Diggita e OkNOtizie) dove segnalerà eventi, notizie e altre informazioni relative alle attività dell’associazione.

In ultimo, però, bisogna ricordare che dietro a tutti questi canali e applicazioni digitali ci sono persone, ci sono relazioni tra individui di culture diverse o uguali. Perché se è vero che coltiviamo la terra rossa dei villaggi dell’altopiano africano, è verissimo che coltiviamo soprattutto relazioni, incontri e amicizie. Che coltiviamo la necessità di coinvolgere quante più persone possano condividere il nostro modo di vedere e concepire…

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