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Benedetti asili…

Cari Amici è con grande gioia che vi annuncio che il giorno 21 novembre, sono stati benedetti i due asili di Lukani. Dati i rapporti di grande amicizia e simpatia che da sempre ci legano ai frati, non ha caso il villaggio di Napoli/Lukani e´ nato anche grazie al sostegno della comunità francescana di Napoli, ho approfittato della visita qui a Pomerini del servo generale dell’ordine dei frati minori rinnovati, Fra Pio, per far benedire i due asili che ad oggi abbiamo fatto costruire. La “cerimonia” è partita da quello sito nella zona di Mifugo, e che è in fase di ultimazione, in pratica manca d´essere solo pitturato; ad aspettarci lì abbiamo trovato il sindaco del villaggio, il catechista e tutta la squadra dei lavoratori che sono impegnati nella sua realizzazione. Subito dopo siamo scesi verso Lukani, e per la benedizione di quello già funzionante abbiamo trovato ad attenderci tutti i bambini dell’asilo, ad oggi sono iscritti in 148, le maestre, e il comitato di gestione dell’asilo. E´stato decisamente un momento emozionante, soprattutto per me, essendo così coinvolto nelle sorti di questo villaggio. Prima della benedizione vera e propria, siamo stati invitati ad essere spettatori dei canti e balli di benvenuto preparati dai bambini, per l’occasione tutti in rigorosa divisa scolastica, era una marea verde…terminati i canti e balli, c’è stato un breve discorso nel quale si sono alternati alla parola il sindaco, e i vari componenti del comitato di gestione dell’asilo, che non hanno mancato di ringraziare abbondantemente Tulime per il lavoro e il supporto fornito. Per rendere l´idea di quali possano essere stati i toni del discorso vi riporto le parole del sindaco: “Questo asilo, inaugurato in agosto, è funzionante dal 27 settembre sembra essere stato frutto di un miracolo…”.
Dopo i discorsi è stato il momento della festa, abbiamo portato succhi di frutta e biscotti per tutti i bambini che ovviamente hanno gradito e molto! Siamo stati poi invitati a pranzo, al termine del quale mi è parso doveroso ringraziare le persone del posto per la collaborazione, l´associazione Ma.wa.ki.Il nuovo asilo di Lukani per l’ottimo supporto e portare il saluto, ma soprattutto ringraziare i ragazzi di Napoli, che da tre anni ormai tengono così a cuore le sorti di questo piccolo, ma grande villaggio di Lukani. Chi mi conosce bene sa che non amo fare nomi o distinzioni nei ringraziamenti, tutti, credo, abbiano lo stesso merito, chi ha partecipato alle riunioni, alle serate pro Lukani anche solo con la presenza non ha meno meriti di chi invece ha provveduto con la propria generosità a sostenere il progetto, ma questa volta, e mi perdonerete, devo fare una eccezione. Permettetemi di dire ad alta voce grazie a Cinzia e Paolo, i quali hanno destinato una grossa somma, del loro regalo di nozze, per la realizzazione dell’asilo. Il loro gesto così concreto di solidarietà, pensato in una occasione così importante e gioiosa della loro vita credo meriti di essere sottolineato. Il loro gesto seppur così generoso da solo però non avrebbe potuto portare alla realizzazione di tre asili…ecco perché il mio grazie deve giungere forte anche a tutte le persone di Napoli che da tre anni mi aiutano nella raccolta dei fondi per i progetti di Lukani. Infine il mio grazie a Tulime, che rende possibile la trasformazione della generosità delle persone in opere concrete, l´associazione senza la quale io oggi nemmeno conoscerei la bellezza della gente che ogni giorno incontro nella mia vita qui sull’altopiano. Vi lascio con una menzione speciale per colui che dico sempre essere forse l’attrazione più grande e il motivo principale per cui venire a trovarci, Fra’ Paolo: il vero motore e promotore di ogni iniziativa, esempio tangibile di spiritualità nella vita di tutti i giorni, tutto fuorché solo parole….
Con Affetto, Alessandro

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Per non cominciare a dimenticare il CONGO…

Come si può dimenticare ora un evento che sta accadendo in questo istante? Si, è sempre la stessa storia… i media stanno ri-cominciando a dimenticare. I criteri della notiziabilità sono rigorosissimi e non guardano in faccia nessuno e nessun problema. I grandi problemi continuano a essere tanto silenziosi e immobili quanto sono grandi. Ma cos’è la notiziabilità? Non è forse dipendente da ciò che noi stessi cerchiamo in un giornale o in un tg? Possibile che abbia più spazio una notizia di gossip o una rubrica sulla cottura del pollo con le patate, piuttosto che la vita umana di migliaia di persone?

La tragedia che si sta consumando in Congo non la troviamo più nei quotidiani, eppure c’è… E’ vero: non vanno dimenticati eventi epocali, quelli del passato che fanno la storia. Ma non bisogna dimenticare quelli che accadono in questo istante, quelli che fanno parte della storia marginale, quella non scritta con cura ed attenzione.

Joseph Conrad, in un passo del famoso Cuore di tenebra, scrisse: “Questa immobilità non somigliava per niente alla pace. Era l’immobilità di una forza spietata che stava rimuginando un impenetrabile progetto. Ti guardava con aria ventidicativa”.

L’appello di Vita.it

Questo il testo integrale dell’appello con le prime adesioni:

All’attenzione di

José Manuel Barroso
Président de la Commission européenne
1049 Bruxelles, Belgique

Silvio Berlusconi
Presidente del Consiglio
Palazzo Chigi
Piazza Colonna 370
00187 Roma – Italy

Mario Mauro
Vicepresidente Parlamento Europeo
Via Traù, 2
20159 Milano

Lamberto Dini
Presidente
Commissione Affari esteri del Senato
Pza Madama, 2
00186 Roma

Stefano Stefani
Presidente
Commissione Affari Esteri della Camera
Pza Montecitorio
00186 Roma

La situazione sta drammaticamente precipitando nella Repubblica Democratica del Congo e la comunità internazionale sembra essere una volta di più impotente di fronte alle devastazioni perpetrate dagli opposti schieramenti. Testimonianze concordi raccolte sul campo segnalano la presenza di soldati regolari dell’Angola e dello Zimbabwe al fianco delle truppe governative nella regione orientale del Nord Kivu. Analoghe informazioni, provenienti dalla società civile, indicano la presenza di soldati ruandesi al fianco dei ribelli, che continuano inesorabilmente ad avanzare. Dunque non si tratta più di una “guerra civile” avendo ormai la crisi armata acquisito una dimensione panafricana; uno scenario che fa sembrare possibile una riedizione della seconda guerra congolese esplosa, dieci anni fa, il 2 agosto del 1998. Come hanno detto i vescovi cattolici congolesi è in atto un genocidio silenzioso, messo in atto con crudeltà inaudita. Secondo i presuli, la violenza fa parte di un piano di spartizione del Paese e delle sue straordinarie risorse minerarie.
Davanti a questa nuova guerra devastante non si può restare con le mani in mano, pensando che non ci riguardi.
Questa guerra ci riguarda, e ci riguarda molto da vicino, per tre buoni motivi.

1.In Congo ci sono decine di cooperatori, missionari e volontari italiani. Persone che hanno scelto un difficile e coraggioso percorso personale, nel segno della civiltà (cioè di quella civiltà di cui il mondo ricco spesso si fa vanto ma che così raramente mette in opera). Ci fossero delle forze armate di “pace”, ci sarebbe un’altra attenzione e ben altra “preoccupazione politica”. I cooperanti vanno ascoltati, aiutati nel loro lavoro, difesi e sostenuti perché sostenendo loro si sostengono prospettive di sviluppo equo per le popolazioni.

2.Da situazioni come quelle che sta vivendo il Congo si generano quei flussi migratori della disperazione che tanto vengono guardati con timore qui da noi. Non c’è bisogno di paternalismo ma semplicemente di un’intelligenza capace di guardare la realtà, per capire che nessuna frontiera può reggere l’urto di una disperazione senza soluzioni. Proprio quella che un intero popolo, quello del nord Kivu sta sperimentando in queste settimane.

3.Non possiamo negare che l’Africa sia quello che è stato il Medioriente nel secolo scorso. E’ il continente che custodisce enormi riserve di materie prime di cui il mondo ricco ha sempre più bisogno. Certamente, alla radice di questa guerra c’è proprio la questione del controllo di questo tesoro e le varie parti in gioco sembrano agire come longa manu di interessi lontani. Occidentali e orientali.

Per questo pensiamo sia scandaloso e inaccettabile restare in silenzio. Il disastro umanitario che si sta consumando in Congo ci riguarda. Il diritto ad esistere di quel popolo è una cosa che dipende anche dalla capacità di iniziativa politica e morale del nostro paese, della società civile e di chi sta al governo in Italia e in Europa. L’indifferenza non è ammessa. Perché è collusione.

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16 novembre/Palermo – Bookcrossing

Una casa di libri

Le grandi cose nascono da un gesto semplice. Scambiare un libro con qualcun altro è un gesto semplice. Il progetto di costruire un ricovero in un dispensario di un villaggio africano è una cosa grande.
Il 16 novembre alle ore 18, presso il Parco Culturale Tomasi di Lampedusa (Vicolo Neve all’Alloro 2/5) a Palermo, ci sarà un incontro di Bookcrossing per finanziare un progetto Tulime.

La formula è semplice: bisogna portare un libro già letto e scambiarlo con altri bookcrossers a fronte di una libera donazione per la costruzione di un ricovero nel dispensario del villaggio di Ukumbi, uno degli 8 villaggi adottati da Tulime.
Il corrispettivo delle donazioni per la costruzione del ricovero è:

  • 10 € per 100 mattoni;

  • 20 € per un letto o 4 sedie;

  • 30 € per una porta con gli infissi.

Nel corso dell’incontro verranno letti alcuni brani dei libri scambiati.
Da un gesto semplice può nascere una casa grande.

Una casa di libri

Una casa di libri

Info:

Associazione di cooperanti Tulime, via Salvatore Agnelli 5 – Palermo. Telefono 091.42.74.60, www.tulime.org, info@tulime.org

Parco Culturale Tomasi di Lampedusa
, vicolo della Neve all’Alloro, 2/5-Palermo (0916160796-www.parcotomasi.it).

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La regina vive: asante sana, Mama Afrika (Miriam Makeba)

La chiamano Mama Afrika, il suo nome completo è Zensile Makeba Qgwashu Nguvama Yiketheli Nxgowa Bantana Balomzi Xa Ufnu Ubajabulisa Ubaphekeli Mbiza Yotshwala Sithi Xa Saku Qgiba Ukutja Sithathe Izitsha Sizi Khabe Singama Lawu Singama Qgwashu Singama Nqamla Nqgithi (fonte: Time 29/02/1960). Per tutti MIRIAM MAKEBA. Una regina.

Stava cantando sul suo trono naturale, il palco. E, come una regina, stava lottando per combattere un’ingiustizia della nostra terra che sta colpendo un suo giovane amico, Roberto Saviano.
Per ricordare la sua figura e la sua arte messa sempre al servizio dell’impegno politico non c’è bisogno di scrivere molte parole: basta rileggere quelle di un altro suo vecchio amico. Uno che, come lei, ha lottato per un’ingiustizia che aveva colpito la sua terra…

Proprio riferendosi alla sua musica, Nelson Mandela scrive: “Amo tutti i tipi di musica, ma la musica della mia carne e del mio sangue mi va diritta al cuore. La singolare bellezza della melodia africana sta nella sua capacità di risollevare lo spirito anche quando racconta una storia triste. Puoi essere povero, disoccupato, puoi vivere in una baracca sgangherata, eppure quella melodia ti infonde speranza. Spesso la nostra musica narra le aspirazioni della gente, e accende una carica politica anche in coloro che altrimenti sarebbero indifferenti. Vasta vederne l’effetto contagioso nei raduni africani. La politica può essere supportata dalla musica, ma la musica ha una forza che va aldilà della politica”.
- Nelson Mandela, Lungo cammino verso la libertà, p. 177, Feltrinelli.

Questo video è stato realizzato qualche anno fa… era la prima volta che andavo in Africa e meglio di questa canzone non c’era niente per descrivere le emozioni che avevo provato

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Se non vivremo tutti come fratelli…moriremo tutti come stolti: il regalo di Loredana.

Il regalo di LoredanaQualche anno fa, quando si è sposato mio fratello, mi sono accorta che non avevo un bel vestito da mettermi per quella occasione così speciale. Alla fine me lo sono fatto prestare da una mia collega che aveva compiuto da poco 50 anni e se lo era comprato. Era bellissimo e mi stava benissimo.Da quel momento ho sempre pensato che, almeno per i miei 50 anni, mi sarei comprata un bellissimo vestito per festeggiare con parenti e amici.

Sono arrivati i 50 anni (prima o poi arrivano) e io non mi sono comprata il vestito.

La settimana prima della mia festa sono stata in malattia, quindi (grazie a Brunetta) segregata in casa dalle 8 alle 20 con stacco dalle 13 alle 14. Poi si è ammalato anche mio figlio e quindi non potevo uscire nemmeno dalle 13 alle 14. Ho avuto così modo di preparare la mostra con le foto e gli oggetti che gentilmente mi aveva portato Andrea a casa, ma non sono riuscita a organizzare un bellissimo pranzo e ordinare una bella torta come lo richiederebbe una festa qualsiasi, figuriamoci quella dei 50 anni!!!!!!!!!

Andrò dal parrucchiere una volta l’anno e almeno per i 50 anni ci volevo andare e invece…niente. Non mi metto mai lo smalto. Tutte si fanno i disegnini sulle unghie tutti i giorni, io nemmeno per i 50 anni.
Insomma ormai avevo mandato gli inviti via mail, sms, telefono ma non ero ancora pronta per la festa.
Mi sembrava che mancasse tutto,vestito, parrucchiere, mostra (avrei voluto stampare altre foto, fare altri cartelloni), rinfresco (mio marito già lo avevo caricato di cose da fare e comprare e non potevo chieder di più), torta.

E’ arrivato il venerdì: la festa-mostra durava da venerdì a domenica. Sul cancello di casa ho scritto “E’ QUI LA MOSTRA !!!” (intendendo la festa- mostra-mercato e non la festeggiata!!)

Il venerdì sono venute le mie colleghe maestre che hanno apprezzato tutto, specialmente la parte dedicata alle scuole. Ho messo foto delle aule, dei bambini, delle scuole vecchie, delle scuole nuove, l’uso del viboko, le cartine geografiche fatte con i sassi ecc… Ho fatto un cartellone “Impariamo dall’africa” dove ho messo il proverbio africano: “Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio” e vicino un foglio con scritto “..Altro che maestro unico !”

Poi una frase di un vecchio iniziato bambara indirizzata a Maria stella Gelmini: ”Se volete salvare delle conoscenze e farle viaggiare attraverso il tempo, affidatele ai bambini” !!!!!! Le mie colleghe hanno apprezzato molto e alcune di loro hanno proposto un gemellaggio fra scuole. Alla prossima riunione a scuola ne parleremo ufficialmente e vi faremo sapere.

Il sabato a pranzo sono arrivati i parenti presentandosi alla grande!!! Mio zio Umberto è arrivato suonando “tanti auguri a te” con la tromba partendo dal cancelletto esterno. Oltre alla mia grande commozione… Quale pubblicità migliore!! Tutto il quartiere si è reso conto che c’era una festa alla grande !! E poi ero tanto preoccupata della torta e invece si è presentata mia zia Rina con una crostata gigante a forma di 50 fatta senza uovo (mio figlio è allergico). Quale regalo più grande ?!

Con il fatto che avevo detto di non comprarmi regali, ma solo offerte per l’Africa, la gente ha fatto le offerte e ha comprato gli oggetti africani ma poi si è anche sbizzarrita a fare ”regali non commerciali”, “regali non-regali” secondo l’uso comune del termine. E’ stato bellissimo: ho ricevuto oltre che “tanti auguri a te” sempre con la tromba anche una bellissima “ave maria” prima di mangiare (quella è stata la nostra preghiera che si è innalzata verso il cielo e anche verso il vicinato), la crostata gigante, vino, la felpa di tulime, i fiori, le piante, un biglietto della lotteria e tanta tanta solidarietà.

La domenica sono arrivati i vicini, gli amici, i compagni di scuola di Angelo.. insomma tutto è stato molto bello e non ho sentito nemmeno la stanchezza. E’ venuto anche un mio amico, Massimo, che è claudicante e non-vedente. Mentre tutti stavano mangiando al rinfresco lui ed io siamo scesi per le scale (non è facile per lui senza corrimano) e abbiamo VISTO TUTTA LA MOSTRA. INSIEME. Gli ho raccontato tutto quello che c’era e ha toccato tutto quello che poteva toccare. Ha dato una offerta e ha scelto (toccandola) una collanina scura con una conchiglia in mezzo bianca bellissima e se l’è messa al polso girandola 2 volte. Il giorno dopo mi ha telefonato per ringraziarmi perché la mostra gli era piaciuta molto. Per me è stata veramente una gioia “vedere la mostra” con lui.

Le altre soddisfazioni più grandi sono state quelle di aver:

-sentito la mia famiglia molto partecipe: mio marito in tutti gli aiuti tecnici soprattutto per i computer, –Francesca per il suo abbigliamento africano, le foto, i video e le musiche al computer, mio figlio Angelo per la sua generosa offerta . Aveva dato tutti i suoi risparmi a Cesare, il fratello di fra Paolo, quando è andato in Africa e ora il suo salvadanaio era costituito da ben 5 euro dategli dal “topolino” per il dente caduto. Ebbene ha messo il tutto nella cassetta delle offerte senza dire niente. Poi è venuto da me e mi ha detto: “anch’io ti ho fatto il regalo che volevi”;

trasformato gli ingredienti che avevo in casa in belle idee. Ho fatto dei dolcetti di salame di cioccolata e altri di ricotta e cocco tutti a pallini. Risultavano tutti pallini bianchi e neri soprannominati “dolcetti della solidarietà”:

ho improvvisato una torta, sempre con gli stessi ingredienti ,che aveva la forma di yng e yang (quindi bianco e nero) in armonia con il tema;

avevo per casa delle zanzariere non montate che mi davano impiccio e non sapevo dove “nasconderle” .Poi invece le ho usate come pannelli espositori per le foto ed erano bellissime. Sembravano fatte apposta. (fino alla prossima mostra di Natale penso rimarrò senza zanzariere tanto le zanzare non ci sono più o quasi);

socializzato e animato un quartiere “mortorio” e borghese come il nostro;

aver lanciato un’idea di festa alternativa in un ambiente non abituato a simili cose;

aver fatto sensibilizzazione verso l’Africa;

ci siamo fatti conoscere come Tulime;

come punto di riferimento ormai ci hanno adocchiato e quindi chissà che in futuro da cosa nasca cosa;

sono venuti molti ragazzi interessatissimi;

i giovani e anche i meno giovani si sono calati nell’atmosfera e hanno “giocato” con noi seguendo le proposte di indossare il kanga, togliersi le scarpe e portare le ceste sulla testa;

grandissimo pubblico di artisti che ha apprezzato le foto di Andrea;

la lavorazione della terra non si è fatta per” mancanza di personale addetto” perché dovevamo stare appresso al banchetto delle vendite, al rinfresco, alla spiegazione delle foto, a rispondere al telefono per gli auguri, a spiegare la strada alla gente e a ricevere degnamente gli ospiti tra cui una ragazza serba che starà qui con noi per un mese per uno scambio tra università con Francesca;

ovviamente vincente la presenza di fra Vincenzo;

la coincidenza che venissero i ragazzi la sera di Halloween a chiedere “dolcetto o scherzetto”i è stata interessantissima. La festa pagana si è trasformata in una visita socio-culturale formativa e interessante. I ragazzi entravano, chiedevano, si sedevano, guardavano, toccavano, mangiavano e rimanevano a bocca aperta a sentire fra Vincenzo. Erano interessatissimi;

la gente è stata tutta contenta specialmente per aver trovato qualcosa da mangiare perché avevo detto loro che, per restare in tema con l’africa con l’africa , proponevo un “digiuno di solidarietà”. Poi ho pensato che l’ospitalità è sacra e ho preparato un po’ di cose;

Ho mandato poi a tutti una mail di ringraziamento con una frase di M. L. King che non ci stava niente male soprattutto in questi giorni in cui è stato eletto negli Stati Uniti il primo presidente di colore

Insomma è andato tutto benissimo nonostante non c’era niente di tutto quello che avevo sempre immaginato della mia festa dei 50 anni: la festa a sorpresa dove se non altro mi risparmiavo la fatica di preparare il rinfresco, la mostra, fare gli inviti, la cena di gala in un ristorante chic dove sfoggiare il mio vestito nuovo, le foto bellissime non alla mostra, ma a me (la mostra n°2) con i capelli ben messi e le unghie tinte

Il giorno dopo sono tornata al lavoro e ho trovato ben 4 colleghe con un nuovo taglio di capelli. Mi è venuto da sorridere perché mi ero completamente dimenticata che volevo andare dal parrucchiere . Loro non erano venute alla mostra ma…mi hanno dato una busta con 90 euro che avevano raccolto anche con altre colleghe di un altro nido che dista circa 6 km.. “Cavoli- ho pensato-, avrò tutti i capelli al vento ma…il vento della solidarietà ha soffiato anche più lontano di quanto pensassi”.

Asante sana a tutti voi che siete arrivati a leggere fin qui.

-Loredana

In particolare il nostro “villaggio” di Roma devolve il proprio contributo per il villaggio di Masege (quello con quel bel laghetto con le ninfee). Abbiamo raccolto in tutto ben 1750 euro di cui 840 di offerte e 910 di vendita di oggetti. Vi ringrazio di tutto cuore a nome dei nostri fratelli africani che direbbero “ASANTE, ASANTE SANA”. Vi ringrazio soprattutto perchè in questi tre giorni ho vissuto con voi un grande sogno…quello di vivere come fratelli…
“Se non vivremo tutti come fratelli…moriremo tutti come stolti” (M.L: King)

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Un “Forza Napoli” dalla Tanzania – Una fede intercontinentale.

Il Napoli visto dalla Tanzania

Il Napoli visto dalla Tanzania

Iringa (Tanzania) – L’Italia è lontana centinaia di migliaia di kilometri, eppure la fede per il Napoli non ha distanza. Capita cosi’ che un giorno in un negozio della vicina città di Iringa conosco un ragazzo: Imani, un mzungu come me, ma di cittadinanza Tanzaniana e di madre greca. Imani vive in Tanzania dalla sua infanzia, adesso ha un negozio di “informatica”: vende cd, tastiere, mouse, ma soprattutto ripara computer.

E fu proprio in un’occasione del genere che lo conobbi, lo scorso anno, durante il mio viaggio. Siamo diventati amici, condividendo la stessa passione per il calcio. Lui tifoso dei Red Devils del Liverpool, io, ovviamente, del Napoli. Il suo lavoro e il suo negozietto vanno abbastanza bene: gli permettono di avere un tenore di vita decisamente superiore alla norma. Ha una bella casetta, accomodante, la televisione e soprattutto un abbonamento alla pay per view che gli permette di vedere il calcio d’oltre oceano, serie A compresa. Oggi penso si sia pentito di avermi detto questa cosa…

Quest’anno dall’Italia ho portato un regalo speciale per lui per “iniziarlo” alla fede del Napoli: la maglietta ufficiale della squadra. Così piano piano, senza abbandonare la sua fede originaria, ha iniziato ad appassionarsi alla mia squadra a tal punto da invitarmi a casa sua ogni qualvolta la tv satellitare ne trasmette le partite. Che dire…emozionante vedere il Napoli dall’Africa!

Siamo io e lui, entrambi con la maglietta ufficiale, sciarpe e capellino, sembra di essere al San Paolo! Se aggiungiamo che questa sinergia porta anche bene (Napoli primo in classifica)…cosa dire…Forza Napoli! … anzi, per dirla alla tanzaniana: “Hongera Napoli“,

-Alessandro

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Tulime 2.0

L’associazione di cooperanti Tulime fa il suo ingresso nei canali del web 2.0: WordPress, Facebook, YouTube e Flickr, nonché i canali di social bookmarking. E lo fa con l’obiettivo di accrescere il coinvolgimento, l’ascolto e la partecipazione sia nel suo progetto associativo in Italia che nei suoi progetti di cooperazione nei villaggi della Tanzania.

LEGGERE – Questo blog, “noi coltiviamo”, verrà scritto non solo dai volontari dell’associazione, dall’Italia e dalla Tanzania, ma da tutti quelli che vorranno condividere pensieri e parole con tutti gli altri. Aprire un blog è stata una necessità dettata dall’esigenza di dare risposta a quanti, rivolgendosi agli operatori dell’associazione o a chi ha fatto un viaggio con Tulime, chiedono: “Cosa fate in Africa? E in Italia?”. Le risposte possibili sono tante, forse troppe. La più semplice, nonché efficace è quella che ha dato il titolo al blog: «NOI COLTIVIAMO».

COINVOLGERE – Facebook è il social network del momento: quanti chili di inchiostro sono stati versati sui giornali e quanti servizi sui vari rotocalchi televisivi avete visto su questo fenomeno? C’è chi lo ha condannato e chi invece ne ha fatto uno strumento per fare nuove amicizie o per mantenere quelle che già aveva su altri canali. Tulime si è orientata su quest’ultima interpretazione del fenomeno: in meno di una settimana, al gruppo “Tulime” si sono iscritte già 300 persone. Amici, parenti, amici degli amici o perfetti sconosciuti: stanno partecipando tutti all’evoluzione del gruppo e ad amplificare l’eco di una testimonianza che, anche attraverso la possibilità di segnalare eventi sparsi in tutta Italia, sta diventando collettiva. Nei prossimi giorni verrà lanciata la “causa” per il progetto “Un passaggio per la vita” finalizzato alla raccolta fondi per l’acquisto di un’ambulanza: mezzo che si sta dimostrando sempre più necessario per gli abitanti dei villaggi tanzaniani con i quali coopera Tulime.

VEDERE – Su Youtube è stato aperto il canale “Coltiviamo” attraverso il quale le persone,i luoghi e i progetti dell’associazione possono essere VISTI.
Su Flickr ci sono le più belle fotografie scattate in Tanzania da chi ci è stato, ma anche quelle degli incontri fatti in Italia. Nel gruppo “Wasafiri” è possibile ammirare alcune delle fotografie che verranno esposte nella mostra omonima che verrà allestita a metà dicembre (dal giorno 12 al 24) a Palermo.

INFORMARE – A fare da recinto al questo vivaio di siti, Tulime si è posizionata anche su canali di social bookmarking (Kipapa, Diggita e OkNOtizie) dove segnalerà eventi, notizie e altre informazioni relative alle attività dell’associazione.

In ultimo, però, bisogna ricordare che dietro a tutti questi canali e applicazioni digitali ci sono persone, ci sono relazioni tra individui di culture diverse o uguali. Perché se è vero che coltiviamo la terra rossa dei villaggi dell’altopiano africano, è verissimo che coltiviamo soprattutto relazioni, incontri e amicizie. Che coltiviamo la necessità di coinvolgere quante più persone possano condividere il nostro modo di vedere e concepire…

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