Be Able

Il progetto Be Able – Tutto è possibile è nato nel dicembre 2013 dalla collaborazione tra Tulime Onlus e Nyumba Ali Onlus, un centro che assiste bambini di Pomerini, Msengela e dei villaggi situati nelle vicinanze (Ukumbi, Masege, Mawambala).

Ha come principale obiettivo l’inserimento lavorativo e sociale di persone con disabilità nel villaggio di Pomerini. È stato pertanto allestito un locale per avviare un piccolo progetto pilota che ha portato alla realizzazione di attività didattiche per alcune ragazze con disabilità mentale, fino a quel momento escluse dalla vita del villaggio.

Le principali attività che si svolgono al centro sono:

  • Orto: il contatto con la terra è fondamentale per ogni individuo, specialmente in una società principalmente agricola.
  • Carta Pesta: per incrementare la psicomotricità e creazione di nuovi oggetti artigianali, riciclando per esempio giornali, che attualmente non sono presenti nella zona.
  • Cucina: per rafforzare l’autonomia e la stima personale dei disabili mentali proponendo un’attività che tutti i ragazzi già conoscono e a cui possono partecipare altri membri della comunità (es. famiglia, amici, abitanti del villaggio, ecc.)

Nel tempo queste attività sono state ampliate e a poco a poco le ragazze hanno iniziato a partecipare ad alcuni momenti della vita sociale di Pomerini, ma soprattutto hanno intrapreso anche delle piccole attività lavorative.

Il nuovo progetto Be Able – Tutto è Possibile secondo la Riabilitazione su Base Comunitaria

Dai progetti pilota che hanno portato ottimi risultati, nel 2015 si è pensato di riorganizzare il progetto Be Able – Tutto è Possibile considerandolo soprattutto dall’aspetto sanitario, in quanto imprescindibile per la migliore efficacia delle attività didattiche, riabilitative e soprattutto per la migliore integrazione nella vita sociale di Pomerini.

È stato così costituito un gruppo di volontari di Tulime per sostenere ed elaborare un piano per Be Able. Renata, Giorgio, Giuseppe, Daniela, Simone, Mauro, Franca, Eugenia hanno individuato da diversi punti di vista un Piano di intervento per affrontare il tema della disabilità mentale e fisica nei villaggi dove Tulime opera.

 

Obiettivo prioritario del percorso

Garantire l’uguaglianza delle opportunità di accesso e di integrazione sociale di tutte le persone con disabilità attraverso il coinvolgimento e mediante l’interazione reciproca con la comunità-ambiente.

Permetterà di offrire alle persone diversamente abili (con disabilità fisica e/o mentale) un percorso ri-abilitativo volto a garantire/realizzare una piena integrazione all’interno della comunità fornendo uguali opportunità di integrazione sociale, educativa e professionale.

Ri-abilitare vuol quindi dire dare alla persona disabile degli strumenti che accrescano la sua autonomia, ovvero la capacità di spostarsi, comunicare, compiere le attività della vita quotidiana, applicarsi in un’attività professionale o scolastica, tenendo conto dei suoi limiti e delle sue potenzialità.

Tale metodica riabilitativa vista come una strategia attuabile all’interno dei processi di sviluppo di una comunità è stata definita Riabilitazione su Base Comunitaria (in inglese:Community Based Rehabilitation – CBR) da un documento “Joint Position Paper” firmato congiuntamente nel 1994 da OMS, UNESCO e ILO.

La strategia della Riabilitazione su Base Comunitaria (RBC) è considerata il modo migliore per assicurare l’inclusione e la partecipazione delle persone con disabilità nei diversi ambiti della vita.

Perché il processo riabilitativo raggiunga il suo scopo la comunità deve essere direttamente coinvolta. Le risorse umane, infatti, vanno identificate dentro la comunità, includendo i disabili stessi, le famiglie ed altre persone motivate.

Il progetto terapeutico della CBR va attuato il più possibile dove la persona vive e riguarda non solo la persona, ma anche e soprattutto la stessa comunità. La persona disabile diventa così un’occasione per rafforzare la comunità.

Il trasferimento di conoscenze e competenze tecniche dai professionisti agli operatori renderà possibile il trattamento di varie tipologie di disabilità. Questo apporto di conoscenze scientifiche riducono drasticamente pregiudizi e tabù che sono le disabilità proprie di una comunità favorendo, nel contempo, l’accettazione delle persone con disabilità.

La CBR incoraggia solo l’uso di metodi e tecniche semplici che siano efficaci ed appropriate alla realtà economica e socio culturale di dove il progetto si attua, incluso l’uso di materiali locali. Sfrutta, a tal fine, il genius loci e quindi i saperi che sono propri di ogni comunità. L’approccio è multifattoriale e cerca di coinvolgere diversi servizi: sanità, assistenza sociale, scuola, formazione professionale, scuola, utilizzando le infrastrutture e le organizzazioni esistenti sul territorio, soprattutto quelle della medicina sanitaria di base (PHC).

Organizzazione della CBR di Tutto è Possibile

Il piano di intervento realizzato dallo staff sanitario prevede:

  • Stesura di un profilo funzionale globale (punti di forza e debolezza) con relativo progetto riabilitativo occupazionale su base comunitaria
  • Reperimento di tali informazioni attraverso l’osservazione diretta o indiretta (video), la compilazione di check list (definite sulla base delle attività e degli obiettivi del piano di lavoro);
  • Raccolta informazioni presso i punti nascita della Regione di Iringa;
  • Raccolta informazioni presso presidi medici e ONG che operano nel settore della riabilitazione neuropsichiatrica;
  • Formazione degli operatori che lavoreranno a livello di comunità (SVE);
  • Fornire opportunità di lavoro (microcredito);
  • Occuparsi dell’integrazione scolastica.
  • Sensibilizzazione della comunità sulla base delle strategie elaborate dal CBR per porre le basi a lungo termine di prevenzione primaria, secondaria e terziaria della salute mentale nell’intero ciclo di vita.
  • Supervisionare, monitorare, valutare l’andamento del progetto.

Dal report della missione di Agosto 2017 di Daniela Contrino,tecnico della riabilitazione psichiatrica:

Ema e Fikiri, sono in grado di predisporre e riordinare tutto il necessario per la colazione e mangiare da sole anche con le posate (sono inoltre diminuiti i tempi di esecuzione di tali attività), lavano autonomamente i denti, le mani e le stoviglie utilizzate. Sono state inserite delle schede e delle immagini per implementare la comunicazione (Ema non ha sviluppato un linguaggio verbale), tali materiali vengono utilizzati sia per la comunicazione espressiva, sia per quella ricettiva. Sono state inserite nuove attività per sviluppare pre-requisiti fondamentali per l’eventuale svolgimento di nuove attività lavorative.

 

Durante il periodo della missione è stata portata avanti una formazione sul campo per Eva (operatrice locale) e per le volontarie SVE con l’obiettivo di trasmettere competenze circa l’organizzazione delle attività e la strutturazione dell’ambiente e dei materiali per favorire l’apprendimento, sono stati forniti esempi di attività da svolgere per lavorare su aspetti comunicativi, cognitivi, motori, di autonomia e tempo libero; sono state introdotte le principali tecniche riabilitative che consentono lo sviluppo di abilità e competenze trasversali e che determinano livelli di autonomia e auto-determinazione sempre più elevati, sono stati discussi i principi cardine della CBR e le modalità di programmazione degli interventi riabilitativi.

 

L’attività di cucina adesso è diventata anche un’attività lavorativa, infatti le ragazza vendono i loro prodotti al mercato mensile e il ricavato viene diviso tra le ragazze che partecipano.

Dalla missione di Daniela ad oggi sono tantissime le volontarie e i volontari che hanno prestato servizio al centro Be Able e le competenze e l’autonomia delle ragazze che frequentano il centro migliorano sempre più.

Dal report di Agosto 2018 di Stefania Ceruso, Country Representative e Project Manager di Tulime Onlus in Tanzania

“Nel centro Be Able sono state svolte le seguenti attività: canto e ballo, orto, passeggiate, ginnastica, esercizi con la palla, disegno creativo, copia-modello, cucina, igiene personale, pulizie generali, creazione braccialetti.

Questo mese il mercato si è svolto martedì 28: sono state preparate delle torte che sono state vendute per un totale di 18.500 tsh. Ema non ha mostrato i soliti segni di insofferenza ed è rimasta con noi fino alle 16.00. Al centro oltre a Lenansia e le ragazze del servizio civile si sono alternati Marco, come nel mese precedente, e Miriam che in Italia aveva già fatto esperienza di terapia occupazionale.

A partire dalla terza settimana di agosto Ema a conclusione delle attività del centro viene portata a casa Tulime dove pranza e rimane fino alle ore 15.00, viene poi riaccompagnata a casa. Tale cambiamento si è reso necessario perché in alcune occasioni si è notato che alla fine delle attività di Be Able Ema veniva accompagnata a casa dove non trovava nessuno ad attenderla e trascorreva molte ore in solitudine.

Abbiamo già avuto un breve colloquio con suo padre che per quanto dispiaciuto della situazione ci ha fatto presente che né lui né sua moglie possono rinunciare al lavoro nei campi per rimanere con Ema.

Stiamo cercando la soluzione migliore e nel frattempo continueremo con l’organizzazione delle attività.”

I prossimi passi da fare

Attività di prevenzione

  • Campagna di comunicazione locale per far conoscere la norma nazionale che prevede l’assistenza sanitaria gratuita per i soggetti ai quali viene riconosciuta la condizione di disabilità.
  • Percorsi formativi per i genitori dei bambini che frequentano la ludoteca
  • Implementazione del censimento sulle persone disabili già effettuato ed integrazione con i dati inviati dai medici del CUAMM.
  • Progettazione e realizzazione di attrezzature per facilitare lo sviluppo psicomotorio in età neonatale.

Ti interessa questo progetto? Vuoi darci una mano?

foto ® Giorgio Vacirca/Frida Miranda Rodriguez [Jimmy K.]