Mwalimu

foto ® Giorgio Vacirca/Frida Miranda Rodriguez [Jimmy K.]

Mwalimu in lingua swahili significa maestro, insegnante; il progetto, seguendo le orme che Tulime ha lasciato fin dai primi anni di attività sull’altopiano, ha come obiettivo il supporto di giovani meritevoli attraverso l’erogazione di borse di studio per far sì che l’istruzione non sia privilegio ma diritto.

Supportare ragazze e ragazzi nel percorso di studi significa dare loro una chance di migliorare la loro condizione e quella delle loro famiglie.

Il futuro di intere comunità dipende anche e soprattutto dall’istruzione delle nuove generazioni, giovani che hanno avuto la possibilità di studiare saranno in grado di fare la differenza.

Il progetto prende avvio nel 2015 e ad oggi ha coinvolto otto giovani studenti della scuola secondaria e dell’università a cui è stata garantita copertura totale delle tasse scolastiche per l’intero ciclo di studi.

Ai giovani beneficiari è richiesto un buon rendimento scolastico e di prestare servizio volontario presso uno dei progetti di Tulime durante le vacanze di fine anno.

Fra i giovani che hanno ricevuto una borsa di studio Mwalimu c’è Haruni.

Abbiamo incontrato Haruni per la prima volta a settembre 2017, terminata la secondary con ottimi risultati il suo più grande desiderio era poter frequentare l’università; desiderio che purtroppo si scontrava con le limitate risorse economiche familiari.

Dopo pochi mesi dall’inizio dell’anno accademico, a febbraio gli studenti universitari sono stati impegnati con gli esami e finalmente a marzo hanno potuto tirare il fiato grazie a qualche settimana di vacanza. Anche Haruni approfittando del break dalle lezioni ha deciso di tornare a Pomerini e il giorno successivo si è presentato mattiniero a Casa Tulime, per salutarci, dirci che presto avrà i risultati dei primi esami ma soprattutto per rendersi disponibile al periodo di volontariato per Tulime.

Ogni beneficiario delle borse di studio Mwalimu infatti, durante le vacanze, viene chiamato a svolgere delle attività formative in linea con gli studi intrapresi, in uno dei nostri progetti attivi.

Haruni studia Education, gli viene proposto di passare alcune ore al centro Tupo Pamoja e accetta con entusiasmo. Gli proponiamo di cominciare l’indomani ma insiste per poter vedere subito il centro e i bimbi quindi si unisce a Yunis, la nostra operatrice locale e inizia a familiarizzare con i piccoli.

Haruni fin dal nostro primo incontro si era dimostrato un ragazzo educato e rispettoso, oggi possiamo dire che oltre ad essere un giovane entusiasta e volenteroso è anche dotato di grande sensibilità e pazienza, doti che i nostri piccini hanno subito riconosciuto in lui. Al centro può sfruttare la sua passione per il calcio giocando a palla con Meshak e Alexi e con i suoi modi garbati ha già conquistato le sue colleghe.

Secondo USAID in Tanzania solo il 3,2% dei giovani ha accesso a un livello di istruzione secondaria superiore, dato già di per sé sconfortante che si aggrava ulteriormente se si prendono in considerazione le aree più remote e rurali del paese.

Mwalimu nel suo piccolo lavora per fare in modo che il diritto all’istruzione, a differenti livelli, diventi realtà, soprattutto per coloro che provvisti di grande capacità e motivazione ma non di mezzi rischiano di perdere tale opportunità.

Da grande sarò…

Coltiviamo futuro seminando istruzione: campagna crowdfunding che ha permesso ad Amalia e Grace di frequentare la secondary school (anno 2019)

Leggi le loro storie e aiutale a scrivere un nuovo capitolo

 “Mwalimu Yusufu seduto su una sedia troppo piccola per le sue gambe lunghissime riconta per l’ennesima volta il mazzetto di banconote che per mesi è rimasto custodito nel barattolo. Il gruzzoletto, messo da parte con sacrifici e lavoretti extra, inizialmente era stato destinato all’acquisto di una motocicletta, mezzo utile a concludere una volta per tutte i pellegrinaggi mattutini fino a scuola, evitare le scarpe impolverate e ridurre al minimo l’impatto dirompente degli acquazzoni sui suoi vestiti e sulla sua salute durante la stagione delle piogge.

In un angolo del suo cuore, quello più egoista, vorrebbe seguire il piano originale come per altro ha suggerito, con una punta di stizza nella voce, anche la sua fidanzata Martha ma sa già che a prevalere sarà lo Yusufu generoso e che tutto ciò che ha risparmiato servirà a pagare la scuola di Amalia. Non basterà che per un anno, per gli altri quattro si vedrà.

Ha sempre avuto un debole per quella ragazzina dalla mente pronta, la sua allieva migliore, la più dotata ma per coincidenza anche la più sfortunata. Perdere un genitore è di per sé un evento traumatico, perderli entrambi, a dodici anni è una vera e propria tragedia specie se non hai nessuno e oltre a dover sopportare tutto il dolore devi anche ingegnarti per sopravvivere.

La casetta di Amalia, quattro mura traballanti sulla cima di una collinetta spoglia, con due orbite scure al posto delle finestre non oppone alcuna resistenza al vento e alla pioggia; la bambina ha passato due settimane da sola, tremando di freddo e di paura nelle ore notturne, accogliendo l’alba come una benedizione, soffocando i brontolii dello stomaco in attesa che Babu le porti un po’ di polenta. Babu, il vicino di casa si è incamminato ogni giorno alla stessa ora, sapendo di trovare Amalia ancora con la divisa addosso, un libro sulle ginocchia a fare ciò per cui giù al villaggio è diventata famosa: studiare. Si è consultato con sua moglie, anche lei preoccupata per le sorti di Amalia e alla fine hanno deciso e l’hanno accolta a vivere con loro, non hanno nulla da offrirle se non un tetto e una scodella di cibo caldo, sanno già che non potranno mandarla a scuola ma almeno sarà al sicuro. Anche Babu, nonostante la sua logica elementare, ha capito che Amalia, rimanendo fra i banchi di scuola, potrebbe fare tanta strada, ma sa di essere solo un vecchio senza mezzi né forze e per lei ha già fatto il possibile.”

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Grace si è accovacciata sotto la finestra, ha visto entrare la signora, aveva dei grossi orecchini dorati, profumava di buono ed era seguita a breve distanza da una piccola cameriera che portava per lei una pesante borsa di pelle lucida. La mamma appena l’aveva vista arrivare le aveva ordinato, con un tono che non ammetteva repliche, di andare a prendere dello zucchero a casa della nonna. Grace però voleva ascoltare, aveva capito subito che quella donna poteva essere la soluzione al suo problema più grande. La nonna di solito affettuosa e sorridente si era arrabbiata moltissimo quando aveva saputo di quella signora, l’aveva chiamata usuraia, e aveva pronunciato in fretta quella parola, sconosciuta per Grace, come se non volesse tenersela in bocca un attimo di più, con disprezzo.

Sbirciando dalla finestra vede che la signora prima di sedersi ha steso sulla poltrona un pezzo di stoffa estratto provvidenzialmente dalla borsona, la casa forse per lei è troppo sporca; sente una fitta allo stomaco ricordando sua madre che poco prima aveva cambiato le federe dei cuscini, comprate apposta per apparire un po’ più abbienti, un po’ meno disperati. La mamma arriva dalla cucina con due tazze di te, tenta la strada dei convenevoli ma la signora la interrompe sventolando una manona inanellata per aria. Quanto ti serve? Chiede a bruciapelo. La mamma, ricaccia in gola l’orgoglio e risponde con un filo di voce, la cifra coincide esattamente con la retta scolastica di Grace. L’usuraia inarca il sopracciglio, si liscia la gonna e contemporaneamente si alza dalla poltrona, non si prende nemmeno la briga di recuperare la stoffa. Non riusciresti a restituirmi quella cifra nemmeno fra dieci anni scandisce dalla porta, senza nemmeno voltarsi.

Grace scatta in piedi e inizia a correre, corre fino a casa della nonna, la supera rapidamente e sempre di corsa raggiunge un tratto scosceso che la costringe a rallentare, si lascia quasi scivolare giù e si accuccia sulla riva del fiumiciattolo dove di solito porta ad abbeverarsi le loro tre caprette la domenica. Vorrebbe piangere per l’umiliazione subita dalla mamma, per i soldi che non ci sono, per la scuola che non vedrà il prossimo anno.

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Tanti altri giovani sono impossibilitati ad accedere ad una adeguata istruzione a causa dei costi elevati.

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foto ® Giorgio Vacirca/Frida Miranda Rodriguez [Jimmy K.]